“Amore” – cos’è?

Amore – cos’è?

Amore – cos’è?

Amore – cos’è?

Sì, a volte questa parola m’arriva da echi ridondanti. Sento le parole viaggiare ma non sedimentare. Certe parole non si possono sedimentare, tanto meno interrare.

Quando una parola non può interrarsi, non s’incarna, non si fa concreta, significa che conduce essenze, astrazioni, ma non sostanze.

Da un po’ che ho il dubbio che la parola “amore” è semplicemente uno specchietto per le allodole.

Che saremmo noi. Quando ci facciamo prendere in giro. Da parole tipo “amore”.

Oh, che dissacro! che dissacratrice! che dissacrante!

Che rompiballe.

Siete esonerati dal continuare a leggermi. Ancor più siete esonerati dal tornare a leggere qui dentro.

Io vado per la mia strada.

E non mi spreco a spiegare di più. Non avete idea di come tratto gli individui in questo periodo.

Chiamarli “individui” è rimarcare il rispetto all’essenza di ogni essere umano.

La parola “persona” si presta talmente tanto all’associazione con la “maschera” che è il caso di smetterla di sostenere maschere. Per me, la parola “persona” significa innanzitutto “suonare per“, però ok, cambiamo parola dato l’inquinamento e l’equivoco. Tanto, di fatto, il “suonare per” non ha paura di essere trascurato. E’ un Dio. Tutto ciò che conduce verità è Dio, per cui non teme l’essere messo temporaneamente in ombra. Anzi, ogni Dio che si rispetti, che davvero sa di essere Dio, sa benissimo farsi da parte affinché l’essere vivente trovi il suo essere “Dio”. 

Amore – cos’è?
  • Nego il consenso. Nego il consenso a qualsiasi parola e pensiero che mi limita la vita.
  • Nego il consenso. Nego il consenso a chiunque possa permettersi di pensare che può, anche solo per un tempo e uno spazio, decidere al mio posto sul mio tempo e il mio spazio.
  • Nego il consenso. Nego il consenso a chiunque possa aver creduto di poter, anche minimamente, tentare di interferire, inficiare, dominare, prevaricare, scegliere, comandare, disporre, sul mio essere vivente e pure sulla mia “persona”, sul mio programma, il mio progetto, le mie emozioni, i sentimenti, i pensieri, la dignità e grandezza della mia esistenza. 

Anche io posso aver tentato di interferire negli spazi allodiali di altri. Valutare sugli altri, interferire sulle vite di altri. Anzi, l ho fatto.

  • Nego il consenso a qualsiasi mia creazione precedente questo attimo presente.
  • Nego il consenso a chiunque creda di poter decidere su qualsiasi altro che non sia il solo se stesso.

Nel tempo della storia gli esseri viventi, specie ogni essere umano (l’essere umano è un pochetto più fetentino dell’essere vivente) ha creduto di poter possedere tempi e spazi di se stesso e, possedendo tempi-spazi di se stesso, quelli di altri.

Le due grandi energie fondanti a confronto, sereno stavolta:

Thet e kaf di fronte.

Theh – 9 – Th – energia femminile – accetto. Dinamica gilanica.

Kaf – 11 – K – energia maschile – penetro. Dinamica kurgan.

Portiamo il tutto nelle frequenze di Madre Terra, alla quale abbiamo re-intronizzato le giuste energie con Gaia – Urano. Rea – Kronos. 

Sono solo simboli ma stanno in noi da secoli e millenni, ora lavorano sincronicamente, allineati alla natura. Alla vita.

Sto capendo un po’ di più perché il mondo umano s’è dato delle regole.

Quando s’è reso conto di essere un collettivo tanto quanto un eremita, l’essere vivente ha capito che ogni tempo-spazio era suo, è suo. Personale. Diritto allodiale.

Diritto allodiale degli esseri viventi, i Terrestri di Madre Terra di esistere, stare, prosperare naturalmente, allodicamente, generosamente sulla Terra. Con diritto di regalità, sovranità, giurisdizione allodiale, sacra su se stessi. 

Sì, forse sono un po’ complessa in questo ragionare.

Allodiale e entanglement allo stesso tempo.

Allodiale – spazi tempi miei.

Entanglement spazi tempi del mio esistere condiviso.

L’essere allodiale/entanglement è una dimensione. Il nostro corpo è più largo del solo spazio materico, la carne. L’essere allodiale si espande più oltre, nello spazio adiacente. Soprattutto si espande all’interno, che non è solo un interno da intendere come dentro il corpo o dentro la psiche, sì anche questo ma questo non è ancora lo spazio-tempo cui mi sto riferendo.

Qui ora sto ponendo attenzione allo spazio-tempo dei sentimenti e delle emozioni. Dei pensieri.

Sono luoghi – tempi – dimensioni che occupano reali spazi-tempi in cui le mie sinapsi e quelle di altri si incrociano intersecano interagiscono. Sto parlando di sinapsi, cose fisiche, reali, che si sentono.

Quindi, nessuno può permettersi di decidere sulle sinapsi e sugli spazi delle sinapsi da solo, dato che sono spazi, tempi, materie, condivisi.

Senso di responsabilità, si chiama.

Questi incroci interazioni comunicazioni scambi commistioni miscugli mescolamenti impacchiamenti… sono costituzionalmente, naturalmente, matericamente reali. Occupano spazi-tempi. Che ci siano o che manchino, in un essere umano, in un tessuto tra più esseri viventi, fa la differenza.

Amore – cos’è?

La differenza tra l’essere umano vivente presente e una batteria, o un clone, o uno Smith (vedi matrix). Dove gli Smith altro non sono che frammenti di me. Ossia quei tempi spazi allodiali dei miei sentimenti e delle mie emozioni che si ritrovano illusoriamente staccati da me, orfani, separati e schizofrenici perché una parte di me che sono io nell’altro, o che è l’altro in me, resta incompresa, non riconosciuta, non integrata, non agita, non corrisposta riconosciuta ecc ettera.

Posso essere io a non riconoscere la parte dell’altro che io stessa sono.

O può essere l’altro a non riconoscere la parte di sé che sta in me e che io stessa sono. 

Quando sperimenti questo entanglement, mentre questo non è vissuto, ti manca il fiato.

Eh sì.

Però, sapere di essere questo. Un’esistenza in cui gli spazi-tempi si fanno emozioni e sentimenti che sono “un corpo” affettivo, sentito, pulsante, restitutivo, grato, prospero, abbondante, generoso energeticamente dirompente espanso e sovrabbondante, beh, sapendo che questo sono: e chi mi ferma.

Sono un rompighiaccio, un bulldozer, un rinoceronte, un universo, un creatore, un Dio, un Goku, uno Yoda, una goccia nell’oceano e l’oceano tutto.

Per fortuna sono una goccia nell’oceano. Più vivibile certo, mentre so bene, so sempre che sono l’oceano. E tutto quanto ho già dichiarato.

E me lo tengo.

Non abdico la mia regalità. Mi tengo la mia divinità e regalità.

Mi tengo cara e stretta e difendo proteggo sostengo la mia sensibilità, emotività, generosità, fragilità, semplicità, schiettezza, coerenza, eleganza e sobrietà.

Ci sta tutto.

Ero partita col metter in discussione e la parola “amore”. E in discussione resta.

Io sono tutto quanto esplicitato sopra. La parola “amore” mi sta un po’ stretta.

La lascio a chi vuole “amoreggiare”, io voglio essere e godermi tutto quanto chiarito sopra.

Rivendico riconosco confermo ammetto accolgo e ospito le mie emozioni, i miei sentimenti, le mie fragilità, i mie limiti, le mie sconfitte, le mie grandi vittorie. Il mio modo di essere, di relazionarmi, di interagire, di pensare, dire, condividere e giocare. Di stare al mondo.

Sono l’essere vivente, il Presente, il corpo, l’anima e tutto il resto. Sono. Io Sono, e mi dico:

Amen.

Così E’.

Così come sono, sono, e va bene. Riconosco la stessa esistenza in ogni altro Vivente.

Voglio semplicemente ribadirlo. Ripeterlo a me stessa e a chi sta in quello spazio-tempo allodiale. Sentire lo spazio-tempo allodiale del mio essere vivo, attivo, pulsante, acceso, luminoso, vibrante. 

“Amore” – cosé