Archetipi – arcani

Archetipi – arcani

Archetipi – arcani

Archetipi – arcani

Come si fa a non scrivere.

Tanto, neanche so che cosa scriverò.

Vorrei parlare fuori dei tarocchi.

Sento un tiraggio. Prossimamente mi immergerò in un’atmosfera particolare. Lo sento.

Starò nell’uovo della papessa.

Non ho detto che farò l’uovo, riempirò l’uovo… coverò l’uovo. So che la papessa ha dietro di sé, appoggiato a dove lei sta seduta, l’uovo.

Io sono l’uovo e sono l’interno dell’uovo. So che sono anche papessa. Imperatrice. Ma sto uovo, se  voglio che si schiuda, devo non solo covarlo ma esserne il contenuto. E l’essenza. Sì, insieme a tutta la materialità: chissà se c’è l’albume e il tuorlo dentro l’uovo della papessa.

Pensare che a me le uova non piacciono.

Sanno di uova, per cui, no.

E’ così: le uova sanno di uova, il pollo sa di pollo, il pesce sa di pesce, il latte sa di latte, peggio che peggio, per cui non è possibile.

Con che cosa nutrirò e riempirò l’uovo della papessa?

Bu.

Di improperi, vendette, dispetti, colpi bassi. Parole strong come palle di cannone. Spietatezza. Sarcasmo.

Vendetta. Tremenda vendetta.

Uh che uovo. Quasi quasi mangio uova.

Deve diventare pieno tosto saturo sto uovo.

Sai come te lo covo. lo so fare.

Archetipi – arcani

Avete idea di cosa significa covare un uovo? meglio che neanche mi ci metta a dirlo.

Covare sta con 15 archetipo: presso – samek – S.

Ecco, la vedo così: bisogna covare, covare. E’ come il tessere, tessere, sono cose del femminile. Bisogna nutrire tanto che l’uovo si riempia di energia sostanziale. Che pressi, questa energia, tanto da trasformare le cose all’interno coì da farle diventare vita che si da forma. Pressare ci sta con formare. 

Dar forma alle cose è da dei. Il creatore dà forma. crea. 

Ci sono cose che fanno male davvero. Non ci si può avvicinare nemmeno per parlarne, tanto meno soffermarsi a pensare che esistano.

Sì, c’è una parte di un dolore che non si dice.

Quindi non diciamo e non guardiamo.

Ho la sensazione di vivere due vite parallele. Più di due. Non come la gente comune pensa che sia. Ma più esistenze parallele: una dentro il marchingegno chiamato Terra, un’altra “esistenza in Esistente”; e tante altre a secondo di come penetro spazi e tempi. La Terra è solo un ologramma. Punto. E così tutto il sistema.

Invece io esisto in “esistente”.

Vediamo chi ci trovo qua.

So che non sono sola.

Da qualche parte sono finita, meglio approdata.

Sono più viva e vera, ossia respiro ed espando vita più di prima.

Tempi paralleli. Tempi dentro ai tempi degli uomini.

I tempi degli esistenti – viventi – stanno all’interno. Dentro ai tempi umani ma estensionalmente più vasti, profondi, pieni di senso.

Vediamo di parlare concreto, a me non piace parlare sulle bomboniere, ossia per aria, di aria fritta ecc.

Parlo per terra, anche se so bene che la mia dimensione terra è ben altro dai più.

Così è.

Provate stare con quell’uovo là, attaccato al vostro sedere per tempi inimmaginabili che si aprono uno dentro l’altro, uno a fianco, all’angolo, sopra, sotto, dentro del dentro, uno di fronte all altro, e ancora non finisce non finisce, sempre altri tempi altri tempi. Altre scatole, altri cubi, altre matrix e un’altra e un’altra.

Oh i gironi! I ricorsi storici! Le coazioni a ripetere! e ancora ancora. Si è senza il fiato. Dove lo trovo il prossimo respiro, non parliamo di quello dopo, come farò a costruirlo.

Ecco… così. Per tempi immersi nei tempi. Lo spiraglio non si vede.

Ecco, forse non è la luce che va seguita, ma l’ombra.

In questi giorni, mentre camminavo mi veniva in mente questo: quando dicono che chi muore vede una grande luce e va verso quella luce. L’imbroglio. Così, ci si ritrova dentro la ruota del criceto. Di nuovo altra vita qui, dentro l’idea di un mondo tondo dipendente da un sole lontano ecc ecce

Va seguita la parte opposta. Va preso il tunnel oscuro. Questa è la salvezza. Ossia, l’allontanarsi definitivamente dai corsi e ricorsi, da dover tornare su questo pseudo pianeta con gli stessi impianti psichici di prima. 

In effetti, se ci pensiamo bene, nella vita di questa dimensione, quand’è che noi davvero facciamo un passo avanti, evolviamo? Non certo quando stiamo nella consuetudine, nel già saputo, certo, scontato. Bensì quando sperimentiamo altro, di destabilizzante, dissonante, non conosciuto.

Qui impariamo integriamo e cresciamo.

La vita è rendere conosciuto lo sconosciuto.

Lo facciamo sempre, ci piaccia o no, allora perché poi cerchiamo sempre la luce?

La stabilità, la sicurezza?

Grande abbaglio. Grande imbroglio.

Non è la situazione comoda che va cercata, ascoltata, sentita.

Ma dove sono destabilizzata. E starci. Qui sento la forza.

Seguo il tunnel oscuro. Deliberatamente. So che così lascio questa vecchia muta coriacea, questo vecchio psicopompo che mi vorrebbe condurre in un altro giro di giostra. Seguo l’oscuro, seguo dove non vedo, così so che mi tengo questo corpo, che ora dispongo io su di esso. Che ora delibero e dispongo su tempi e spazi miei.

Quelli degli altri non mi interessano.

Così stacco ogni dipendenza appartenenza e, sai, taglio ogni illusione, anche le più seducenti: anime affini, amori, fiamme gemelle, corpo eterico, anima, energie, ecc… finalmente scendo nella carne, la – mia – carne – sacra.

Entro dove non so, non vedo, non sento.

Entro e sto.

Una cosa è sicura: posso permettermi di lasciare ogni cosa, pensiero, amore, zavorra, cosa bella o brutta.

Io vado nel mio buio profondo, ci vado col mio corpo di carne.

Questo è esistere l’esistente. 

Oh, magari vale solo per me. Per me deve valere, per me lo faccio valere.

Io esisto come corpo e carne. Dato che ci esisto dentro con tutta la mia mia Presenza Potenza e Consapevolezza, sono carne e sono Uno. Anima.

Pulito pulito pulito. Spazzato tutto, ogni passato.

Questo volevo accadesse per fare la sintesi di ogni esistenza che ho vissuta: portare tutto qui, in questa vita, assumermelo, fare un fardello, chiuderlo con un bel fiocco, soppesarlo, fargli fare un bel giro sopra la mia testa e spanderlo nel nulla.

Dissolto.

Mille e mille energie libere. Talmente libere che a me non servono nemmeno per costruirmi la nuova vita. Di energie ne ho tante, abbondanti, di nuove. Ciò che ero lo lascio all’universo. Chi ne ha bisogno lo può prendere. A me avanza, tutto.

Finalmente sono. Io sono. Nella mia essenza incarnata carne.

Attorno a me, gli spazi liberi, puliti, immensi, risonanti, di me.

Secondo voi, cosa si diventa?

Arcani, archetipi incarnati, tanto da attirare tutto ciò che fino ad oggi abbiamo creato, nutrito, alimentato, spinto, generato, e che, fino ad oggi stava per aria. Ora cade nel nostro qui e ora grazie alla complicità di archetipi fatti arcani.

Per stasera finisce qua. Le parole son finite.

Notte. 

Ci sono delle situazioni e delle cose che stanno in un altro mondo di linguaggi.

Qui non passano. Non si degnano proprio. Sono altro vivere, altro essere e stare, altro mondo.

Come attraversare l’aria.

Aria che ti frigge dentro. Il corpo e il cervello. Eppure, si vive lo stesso.

Ma questi altro non sono che gli indizi delle dimensioni che l’esistente vive. Che si stanno intensificando, cadono nell’adesso, frequenze intense, calibrate, equilibrate. Sanno di aria che sa di acqua e di terra, e che si porta un vento scaldato dal fuoco, dire intiepidito dal fuoco. Tutti elementi che si stanno elevando in frequenze sottili ma altrettanto carnali.

Questo voglio.