Archetipi – ma perché parlare di archetipi? e insistere pure?

Archetipi – ma perché parlare di archetipi? e insistere pure?

Archetipi – ma perché parlare di archetipi? e insistere pure?

Archetipi – ma perché parlare di archetipi? e insistere pure?

M’ha toccato un dialogo di oggi. Anzi, ha toccato qualcosa dentro me. Di tosto. E tremendo. Sono anni che parlo di archetipi, invito a fare giochi, studi, soprattutto arte, disegni, argilla, danza, anche biscotti di archetipi ed è bastato un attimo, uno che mi dice:

 – Occupiamoci del fatto:  perché ti occupi di archetipi?

Mi toglie la parola, il respiro, il sonno, la pseudo-pace, la pseudo-terra sotto i piedi, le illusioni, l’incantesimo, ma anche il gravame, la zavorra, il peso, il dovere, l’illusione l’illusione l’illusione.

M’ha attraversato il pensiero:

  • Finalmente qualcuno si occupa di me.

Archetipi – ma perché parlare di archetipi? e insistere pure?

Io lo chiamavo: il genio, il logos, la strategia, la genialità, la regalità, la… zarinità (maccheparola!), la grandezza, l’unicità, la mia signorilità, la mia nobiltà.

Insomma:

ciò che sono.

Ciò che mi tiene in piedi, che mi dà forza, motivo, resistenza, intento, ricchezza, pienezza, autonomia interiore, reggenza, regalità, sovranità, deità, genialità, resilienza, comorbidità (ma in senso di rete di genialità… ah!). Anche grandezza, potenza, e anche fragilità, insicurezza, dubbio, incertezza, dubbi dubbi dubbi, interrogativi, dubbi, incertezze, ancora e ancora.

Eppure sto ancora qua, a scrivere e comunicare sta roba:

22 segni. 22 simboli. 22 movimenti.

Altro non so. Non mi serve saperlo.

E’ troppo bello così, senza sapere. 

Fare. E’ un fare.

Scorrono davanti a me anni di vita. Di notti insonni. Di catalizzatori. Illusionista io. Meritrice di parole, di sogni. 

Di questo sono sicura:

Gli archetipi ti smontano matrix

Che ti servano per costruire una realtà sana, decente e divertente in cui specchiarti, proiettarti, viverci, non lo so.

Non saprei nemmeno come si fa.

Questo gli archetipi non me l’hanno detto. Né mi hanno condotto là.

D’altronde so di essere stata onesta con tutti. Ho sempre detto che gli archetipi creano la propria realtà, non è detto che sia la nuova.

Fino a qua a me, m’hanno creato la realtà del… togliere tutto.

Forse perché così ho detto. Ho detto:

  • Disfiamo.

ed essi hanno disfatto.

Archetipi – ma perché parlare di archetipi? e insistere pure?

Ora sono sospesa. Non ho voglia di dire:

  • Facciamo.
  • Costruiamo. 

Ancora no. 

…….. ……………. …….   ……. ….

Ecco, oggi posso iniziare a costruire dal nuovo.

Intanto penso, immagino, re-immagino, sogno, vedo, metto su la scena, mi ci immergo, la ascolto, sento

me la godo. 

Ciascuno la sua. 

E’ divertente. Sto immaginando e mi sto immergendo in situazioni da ridacchio. Da sorriso sornione. Mi piace.

Uff, potrei pensare e immaginare di ri-costruire il mondo. Anche lo faccio, tra i primi file che si infilano dentro la mia testa al mattino, ancora mezzo addormentata, do una mano a sistemare il mondo.

Mi sento molto Mafalda.

Dopo di che torno alle mie cose, a ciò che piace a me e qui ci metto tutte le varianti, le variabili, gli impossibili da far diventare possibili.

Sembra un pezzo così vago questo. Sono partita a cercare il perché sto ancora qui a parlare di archetipi, segni simboli glifi alfabeti.

Per questo: sono la risultante di un percorso per archetipi.

Archetipi – ma perché parlare di archetipi? e insistere pure?

Quante cose ho lasciato e lascio!

C’è un mondo galoppante in cui esisto, sono immersa, che sento e che mi godo.

Questo è il risultato di un percorso per archetipi.

La mente logica se ne va, ovvero, si ridimensiona, avanza e si espande l’analogico.

Come si fa a parlare dell’analogico? dall’analogico? Mi sono pure stufata di parlare di etere, eterico, spirito, anima, frequenze, quantuum, quantico.  

C’è un underground e una Weltanschauung che vanno risanati. Puliti. Da tutto. Fine. E’ tutto fatto. Il reset, facciamolo da noi. Solo in me so cosa va resettato.

Come si fa a pulire?

Si gira lo sguardo e il guardare da un’altra parte.

Certo, la forza, la lucidità, lo scollamento dell’inutile, la caduta della Torre, delle Torri, dell’io, dell’ego, della storia, dei tempi e spazi, delle aspettative, delle proiezioni, delle egregore, delle paure, avidità, conflittualità, parzialità, separazioni, patologie fisiche psichiche mentali, la caduta di tutto, la devo agli archetipi primari, le 22 chiavi della psiche.

Trovate di tutto in questo sito su Archetipi primari e metodi.

io, me la dormo…

Siamo noi , solo noi, io, tu, lei, loro, ciascuno dei viventi, che possiamo creare nuova realtà.
Di questo sono sicura, certa. Io emetto frequenze (vale per ciascuno). Io creo l’etere, le frequenze che costruiscono il campo quantico, morfogenetico. Un mondo infinito ed indefinito di flussi, di possibilità, di varianti. Emettiamo o no onde cerebrali? Ce ne vogliamo riprendere la gestione?

Qui voglio infilare – K – kaf – 11 archetipo – penetrare – l’intento.

Il mio intento prende, aggancia un fascio di frequenze e fa cadere un quantuum di energie nella dimensione della materia. Ecco, ciò che ho pensato, progettato, deliberatamente creato, è davanti a me.

Così funziona.

Sono pronta a lasciar volare il pensiero?

Si sceglie che cosa sentire, che sentimenti nutrire e ascoltare, che emozioni far passare.

“Io sono il nocchiero della mia nave“. 

Io sono il padrone del mio destino:

Io sono il capitano della mia anima”.

da: Invictus – William Ernest Henley 

Tengo a precisare che: 

Quando si dice “essere i creatori della propria realtà, va inteso come un movimento di proiettare in 3° dimensione, ossia nella materia, nella concretezza, ciò che sta già in psiche. O spirito, o inconscio. Ciascuno viene da una diversa tradizione e scuola. Il fatto è che “il creare” ha sempre una valenza singolare, del singolo uomo o donna viva, e una valenza omologata, olistica, ossia “di campo”, collettiva”. 

L’io… quando si dice “io”, nel creatore, è yod – Y – 10 – centratura di sé, delle proprie energie e intenti. L’io come ego, come atto egoico curvo solo su se stesso, se n’è andato da un bel po’.

L’atto del creare è sempre un atto di luce, di portare alla luce ciò che era energia e valore in potenza, che ora viene condivisa. Di bellezza, energie funzionali al bene della collettività, ricche di valore e di senso. 

Quando si crea bellezza, valore e senso si è “creatori”.

Quando si porta malessere, sofferenza, riduttività, non si sta creando, si sta scopiazzando vecchi copioni. 

Tutto questo, me l hanno insegnato gli archetipi, i 22 movimenti della forza.

Archetipi – ma perché parlare di archetipi? e insistere pure?

Archetipi – ma perché parlare di archetipi? e insistere pure?