Archetipi – Mi presento – oggi, 2 marzo 2022

Archetipi – Mi presento – oggi, 2 marzo 2022

Archetipi – Mi presento – oggi, 2 marzo 2022

La data l’ho scelta intenzionalmente. Ossia ho aspettato la prima data di senso rispetto a ciò che mi sento di scrivere qui.

Come una ri-formulazione di me e, guarda caso, a marzo. Questo sito è stato aperto il 2 febbraio 2016. Il primo post è: Brescia 26 febbraio 2016. Il numero dava 8.

Un uroboro doppio, meglio ancora il segno dell’infinito. E’ un archetipo primario 8 – het – Protezione. E’ un arcano maggiore – La Giustizia.

Non lo so, forse tutto questo non serve più.

Ora mi ri-presento io, dopo 6 anni.

Archetipi – Mi presento – oggi, 2 marzo 2022

6 anni tosti, ve l’assicuro. Il blog non svela che cosa abbia attraversato la mia esistenza in questi sei anni. Anzi, sono sicura che avete sempre letto positività, propositività, leggerezza, un po’ di cose studiate, un pochino di pazzia, ossia il mio modo di interpretare e ri-formulare i miei vissuti.

Oggi la data dà 11. Buon numero per riaffacciarsi al mondo.

11 – kaf – il maschile – includo – penetro. 

Uh, entro nel mondo!

Certo, sempre in avanti, a cercare soluzioni magari un po’ pazze, spesso agganciate da piani dell’essere più astrali, eterei e fantasiosi che materici. Ma sicuramente sempre concreti. Di una concretezza che non subito è avvisabile, appunto perché quasi sempre parlo dall’analogico più che dal mentale.

Ma logico e analogico sono solo due facce della medesima realtà.

Quella che noi crediamo vera, materica, toccabile, in realtà è un livello di proiezione, di centratura di fasci di frequenze.

Quando questo è percepito, capito e assodato, i teatrini continuano (se voglio) di sicuro son finiti i drammi, le paure, le gabbie, le isterie psichiche proprie di un approccio individuale o collettivo a ciò che si ha attorno.

L’aspetto più evidente che sei anni sono passati e che qualcosa hanno lasciato in me?

io. tutta io.

Sono molto cambiata. Non ho detto migliorata, ma diversa sicuro.

La parte di me più evidente di cambiamento è: il distacco.

Sì, nella vita reale, qualsiasi cosa accada… mi fermo. Non reagisco. Mi fermo. Mi do uno stacco tra me e ciò che mi arriva davanti. La lascio là… poi si vedrà. 

Soprattutto so che:

  • Qualcosa prima o poi accade.

Accade al momento giusto, forse mi interpellerà ancora ma forse no.

Dopo che ho messo la pausa mi chiedo:

  • Adesso: la voglio ancora questa cosa nella mia vita? o no?

(detto di qualsiasi cosa: un’amicizia, un contatto, una bolletta, una carta da guardare, una multa, un obbligo di qualche tipo; un invito, una curiosità, un pezzo da scrivere, un corso da preparare e presenziare… un blog, un sito, una risposta, una richiesta, un conto corrente. E via…

  • La voglio ancora davanti a me? o no?

Mi rispondo subito. Prima mi ascolto e avverto subito:

  • Sì.

  • No.

Basta. Mi giro dall’altra parte di questa qualsiasi cosa, fatto, evento, persona.

Quindi, con un incipit così evanescente, è un po’ difficile dirvi chi sono.

Forse mi converrebbe lavorare in “apofatico” e dirvi: chi e che cosa non sono.

Facciamo così, vi dico che cosa mi porto nel mondo nuovo che sto costruendo. Non ho detto … che andò a costruire, io ci sono già dentro. Forse per questo posso parlarvene anche se, me ne rendo conto, sarà tutto un altro linguaggio.

Innanzitutto, resta chiaro,

almeno per ora, anche nel nuovo mondo, almeno fino a quando siamo in arrampicata su questa nuova dimensione: le comunicazioni si serviranno ancora delle metafore, di segni e simboli per condurre informazioni, contenuti e conoscenze.

Nello stesso tempo è certo che, ciò che si vive e si sviluppa nella dimensione che s’è aperta, ha ben altri linguaggi. Stiamo parlando di aspetti di noi che sono: la telepatia, la a-località, la creatività, l’analogico, il fuori dalla mente, oltre la mente. Stiamo parlando di quel 95% della realtà che cade oltre i 5 sensi, che fin ora è stato considerato illusorio, irreale, immateriale, soggettivo, non verificabile, ecc quindi non considerato vero e reale e che invece è il solo reale. Che sia percepibile attraverso i 5 sensi o meno.

Il più delle volte ci vogliono altri percettori per percepirlo.

(scusate per le ripetizioni).

Quindi? 

Non sono: logica, mentale, preoccupata, direttiva, obbediente, stanca, depressa, vinta, inerme, annoiata, illusa, manipolabile, massacrabile, scontata, sostituibile, comandabile, 

Sono: me stessa.

Sento, respiro, vivo, mangio, zappo, semino, progetto, scrivo, immagino, me la rido, scelgo, decido, abbandono, scarico, insisto, metto in scena, metto in chiaro, valuto, discerno, invento, mi riposo, me la godo, eleggo, rispondo, sto zitta, costruisco. Anche giudico, anche ribatto, anche ritraggo, anche riconosco, ammetto, spiego, motivo, mi scuso, accetto, accetto, accetto. Dico la mia. Giro sui tacchi. Difendo me stessa, un amore, un valore. Sostengo un progetto, un fine, un essere vivente.

Gioco, dormo, salto, altro… 

Semplifico molto, questo sì. E mi tengo tante reazioni e tante risposte. Ho capito che l’energia di una reazione, se la trattengo, resta a me per i miei progetti. 

A volte anche faccio il primo passo. Ho una predilezione per la sfida del “primo passo”.

Non è detto che funzioni. Ovvero, non è detto che funzioni all’esterno, ossia che provochi qualcosa fuori, sicuramente è efficace per me. La mia forza aumenta. Perché mi metto in gioco, e rischio.

Quando si rischia non si può pensare più di tanto. Per cui, ci penso a quello che intendo fare, poi faccio. E’ un fatto con me stessa.

Sta cosa mi piace, sicuro.

Questa capacità di rischiare m’ha fatto crescere. 

Come la coerenza. Anche la fedeltà. Innanzitutto a me stessa, poi all’altro. Ossia, non sono sempre stata fedele, ma di sicuro da un bel po’ che sono fedele.

A che cosa? A ciò che ha valore ed è importante.

L’essere fedele m ha alzato il tiro su ciò che voglio e che può andar bene per me.

Ha alzato la qualità di me stessa.

Forse rido un po’ di meno, forse faccio meno piroette. Ma le faccio anche, specie sul lungomare. Anche parlo da sola mentre cammino. 

Una cosa che faccio ultimamente, e che ha sorpreso anche me quando è iniziata, è far uscire la voce e lasciar uscire tanti suoni strani. Così come sono senza controllare. Una specie di lallazione, credo sia più ancestrale della lallazione. Quando lascio i suoni uscire così, senza interferire,

avverto la psiche aprire una breccia.

Non tutti i suoni che escono dalla mia bocca sono belli, o interessanti. A volte mi paiono più versi animaleschi, o gutturali, terra terra. Però li lascio così, li lascio accadere e essere. Che ne so. Chissà quale parte di me si sta esprimendo, o solo sta emettendo una vibrazione senza altro intento che… l’uscire. Dato che mi sto spostando su altri stati di me, lascio che sia, chissà da quali parti di me vengono sti suoni. Mi viene il pensiero che il mio corpo ha dentro tanti suoni. Criptati, chiusi là, nascosti o comunque custoditi in anfratti che non sapevo di essere, che si stanno aprendo, attivando. D’altronde sto usando segni simboli e alfabeti più a monte. Non mi piace dire che sono alfabeti più antichi, o più indietro nei millenni. Ormai tutta la storia così come la conosciamo è caduta. E’ messa in discussione. E quando si inizia a mettere in discussione alcuni eventi, o periodi storici, e poi tutta la storia, è fatta. Non riesci più a ridarle credibilità.

E’ tutto smontato.

Il velo si sta dissolvendo. Matrix si dissolve.

Dentro, sotto, oltre, c’è la vita.

Un po’ come il tarocco del matto che si butta nel vuoto.

Non casca. Da qualche parte approda.

Ecco, la mia vita viaggia così. 

Una inusuale vita piena di vita.

Dato che è vita, sono io. Poiché non si dà vita senza chi la vive.

quindi:

ecco, io sono vita.

Io sono così.

E mi piace.

Certo, devo ammettere che segni simboli alfabeti, ri-contattare le espressioni, gli schemi psichici antichi manifestati attraverso segni simboli alfabeti, ha fatto tutto.

Saluti!