Felix – e l’arconte lo mettiamo fuori

Felix – e l’arconte lo mettiamo fuori

Felix – e l’arconte lo mettiamo fuori

Felix – e l’arconte lo mettiamo fuori

Archetipi – arconti

Forse perché mi occupo di archetipi mi tocca fare i conti con gli arconti.

Diciamo che intendo arrivare alla radice di ogni disarmonia con la consapevolezza, così ogni dis-funzionalità si scioglie. Ogni nodo si estingue, ogni vibrazione torna alla sua naturale frequenza, e esco da qualsiasi disarmonia.

Il fatto è che su questo punto molto in alto. O in basso, in ogni caso ci sono dei costituenti, dei presupposti della vita su questo pianeta che, per quanto riguarda me, intendo cambiare.

Questo mi porta a cercare, anche attendere, stare ferma e accogliere qualsiasi input mi arrivi per rendermi conto dei vari aspetti di matrix e tirarmene fuori.

Dentro e fuori corrispondono, l’arconte è una parte di me, una dinamica che è attiva dentro e che ri-attiva sempre se stessa, sennò all’esterno io mi ritroverei in una situazione più consona a me.

Che cos’è allora?

Certo che, se la realtà che mi metto davanti ha qualcosa di non congruente con ciò che io penso e desidero, c’è qualcosa che è attivo, che lavora, ma non è sincronico con me.

Sono sicura nell’affermare che:  sono responsabile al 100% della mia realtà, per cui devo tornare in me stessa e osservare meglio le mie dinamiche.

Questa non-coerenza è collocata a livello molto a monte, all’origine, nel mio sistema di creazione. Ha a che fare con come io mi creo la realtà fuori. Se io sono un DNA, ossia ho identità nel mio DNA che probabilmente è molto di più di ciò che conosco esso sia, il DNA, la matrice di ciò che sta fuori, ha la corrispondenza nel mio DNA.

Dato che Anima è sana ed equilibrata, la realtà esterna che mi si presenta non congruente, potrebbe essere ‘l’altra parte’ – ‘ a specchio’. Anche questa è equilibrata proprio perché mi è a specchio, ma io ne ho una percezione non idonea a me. Insomma, ciò che vivo non mi piace.’

È la mente che vede la parzialità, la polarità, la dicotomia e non coglie il tutto, l’equilibrio.

L’arconte sta qui.

L’arconte è l’archetipo deviato, ambiguato.

L’archetipo è la chiave di volta.

Il portale che sta tra il dentro e il fuori.

Il segmento di DNA – ci stiamo arrivando! – l’archetipo è un segmento di DNA, quello in cui sta il tassello nel programma ‘creatore di me stesso e della mia realtà’ il cui FILE ha la funzione di:

  • Ciò che sei io te lo faccio vedere toccare sentire gustare udire, corrispondere fuori.
  • Te lo posso far vedere unificato, corrispondente – archetipo
  • Te la posso far vedere separato scollato, incoerente disarmonico – arconte

Chiaro!

Qui bisogna arrivare, a questo livello bisogna trasformare – nun – 14 archè – arcano La temperanza.

Per vedere e modificare ci vuole il processo di identificazione – trasformazione – dis identificazione.

Tassello da trasformare da arconte in archè.

Scelgo – al di là di quello che posso vedere – arconte.

Discerno

Scelgo cosa intendo vedere – archè.

L’arconte è l’impianto. L’arconte sta in quello spazio della catena del DNA in cui stava l’archè, stava la chiave di corrispondenza – ayin – 16 archè – corrispondere – arcano la torre – sana equilibrata giusta, in cui è stato tolto il segmento sano e innestato un bit manipolato che devia le informazioni tra entrata uscita – uscita entrata.

Tutto viene distorto.

Il bit di informazioni che è stato innestato pulsa in frequenze che inducono alla separazione e da questa alla paura separazione conflittualità menzogna opportunismo dipendenza controllo ecc ecc

Da cui prepotenza sopruso orgoglio nemico guerra senso del possesso del controllo della finzione legalizzata e giustificata senso di potere sulla superiorità della legittimità della finzione della manipolazione dell’arroganza ecc ecc… le vedete le dinamiche umane distorte?

Partono da qui.

Noi crediamo di essere tra noi, riteniamo che davvero chi abbiamo davanti sia il nemico, colui che potrebbe nuocerci, toglierci lo spazio e le risorse. Davvero crediamo che il pianeta sia rotondo, che giri su un centro che è lui stesso, che davvero abbiamo bisogno delle energie dall’esterno, eccetera, non sto qui a ripetere le condizioni che crediamo vere, ne sto parlando da tempo. Tutte condizioni in cui crediamo di essere immersi, la gabbia sta dentro di noi, la proiettiamo fuori ogni attimo, ogni istante in cui poniamo noi stessi all’esterno, la gabbia è costruita da quei bit di informazioni che nel tassello di DNA divergono l’informazione, ce la forniscono ambiguata, deviata, distorta sulla separazione e sul conflitto invece che sull’unità e sulla totalità. Informazione che ci fa sentire in una situazione inadeguata e di necessità invece che di sicurezza abbondanza gestibilità da parte nostra.

Questa è la funzione arconte.

Se ne siamo consapevoli ne usciamo.

Noi.

Gli arconti non sono entità a sé, non hanno identità, né consistenza, né vita propria, sono energie che esistono perché noi – al livello appena dopo la sorgente – il nostro essere sorgente – abbiamo creato questa funzione della chiave di trasformazione dell’energia pensiero in energia materica, ossia a frequenza più alta.

Gli arconti sono innanzitutto i livelli più alti del nostro pensare, quelli che, talmente usiamo in automatico che non li vediamo, non li consideriamo come ‘pensieri’, riteniamo che sia la realtà.

Uh, sto dicendo sempre le stesse cose! Lo so. Ma io so cosa sta cambiando della mia esistenza, dato che metto mano tutti i giorni a questo livello.

Altri arconti stanno ogni attimo accanto a noi. Stanno nelle situazioni che abbiamo attorno, a volte molto incastrati con le nostre esistenze. Magari ci accompagnano da anni e decenni, a loro volta noi stessi possiamo divenire arconti per altri, se non ce ne rendiamo conto e non molliamo la presa.

Arconte è la memoria, un ricordo che vorrebbe ripetersi mentre io già volo in altre invenzioni.

L’arconte è tutto ciò che mi ingabbia. Me ne rendo conto. Ne elenco alcuni, relativi a me, chissà se ne riconoscete di vostri:

  • Alcune persone della mia vita che ricordo, che mi hanno danneggiato, dai quali ho dovuto allontanarmi. Alcune persone che ho danneggiato, che non sono riuscita a non trattare male, a cui non sono riuscita a non rispondere con la stessa moneta. Persone della mia vita dalle quali non riesco ad andare via, a togliermele di mezzo. Persone che hanno Nome e Cognome ben chiaro in me.

E ancora:

  • Famiglia, storia, costellazione, eredità, passato, lavoro, Leggi, impegni, senso del dovere, disistima, il dover rendere conto, salute, denaro, corpo, astronomia, scienze, filosofie, religioni, economie, finanze ecc ecc
  • tutto ciò che mette definizioni, paletti che possono fermare la massima creatività, invenzione, positività e possibilità del mio pensiero e delle mie scelte. Tutto questo diventa arconte nel momento che io do ad esso energia autorità e autorevolezza, lo pongo al centro del mio interrogarmi e interrogare la vita, del mio fare i conti con la mia realtà, con il mio continuo naturale logico insopprimibile risveglio e tensione continua a rinnovare la mia esistenza.
  • Il primo grande arconte, il primo grande abbaglio è credere di avere un creatore fuori di se stessi.
  • Il secondo grande abbaglio è continuare a ritenere che la vita, con questo corpo, possa avere solo al massimo cent’anni o poco più. Abbiamo vite lunghissime, con il corpo di carne, questo corpo di carne.
  • Ma abbiamo accettato la riduttività, abbiamo accettato e dato valenza, legittimità, senso, alla morte fisica. Questo ha chiuso tutte le porte al rinnovo costante naturale e vero del corpo, delle cellule, degli ambienti favorevoli alla vita.
  • Da qui tutto il resto degli arconti arcontineismi arcontinerie acazz cazzi zz …

 

Lo vedo l’arconte, ce l’ho davanti. Ce l’ho sempre tra i piedi, lui, che non sa di essere un arconte ma lo sa bene, di essere un arconte.

Non ci confliggerò all’esterno. Non parlerò, non serve.

Guardo l’arconte, lo sento qui a fianco a me, io mi sento arconte per lui/lei, e gli dico via entanglement:

  • So bene che sei accanto a me, e mi osservi, mi tamponi talloni marchi. Mi osservi con attaccamento. Non mi lasci. Tu sei attaccato a me, credi di aver bisogno di me. Dai per scontato che io debba essere l’altra parte di te. Sei dipendente da me e, in questa tua dipendenza, controlli la mia vita.

                        Lo vedo bene.

  • Ora che lo so, ogni attimo sto davanti a te. Ti guardo nel pensiero, negli occhi, ti parlo in entanglement, in telepatico, non ho bisogno di parlarti all’esterno dove la chiave arconte mi devierebbe il messaggio. Ti parlo da dentro, anzi non ho bisogno di parlarti.
  • Ti faccio sentire CHI SONO, tanto basta perché tu ti dissolva e molli la tua presa su di me. Perché tu non hai identità non hai consistenza. Lascerai una persona vuota accanto a me, ed io stessa diventerò vuota, inutile per qualcuno.
Felix – e l’arconte lo mettiamo fuori

Ben fatto. Fatta l’identificazione, la presa d’atto e il riconoscimento della nostra reciproca funzione arcontica uno sull’altro.  L’iniqua natura arcontica.

La affermo di me stessa, mentre, senza profferire parola all’esterno, ti rinvio lo stesso riconoscimento:

  • sei arconte.

Identificazione. Stesso pentolone, entanglement di una pseudo-condizione.

La seconda fase del processo è:

  • trasformare
  • bene, se io sono in certe parti, anche molto grosse, invadenti, un arconte, io ho anche inventato Felix. So bene cosa ho scritto in Felix, cos’è questo pianeta felice, con quali funzioni dinamiche equilibri giustizia si pone nel mondo come nuova creazione.
  • Bene, Felix ha le coordinate per trasformare le dinamiche arcontiche che stanno in me nelle dinamiche sane equilibrate archetipiche di Felix.
  • Il lavoro è dentro. Il viaggio è dentro. Chi agisce è Coscienza, che è la coscienza delle esperienze di Anima.

Terzo passaggio dis-identificarsi. Man mano che da dentro di me emergono ben altri modi di essere e di volermi porre all’esterno, man mano che la coscienza della mia dignità regalità stima, aumentano e mi forgiano, ogni volta che davanti mi compare un atteggiamento ancora legato allo schema arconte, non dico – io non sono questo – evito il ‘non’ e dico:

  • Io sono Felix.

In fondo, tutto questo per dire che:

bisogna cambiare i pensieri. Eradicare i vecchi e innestare i nuovi.

Ciascuno faccia come meglio gli riesce, ma questo è quanto. Dato che la realtà è l’accadere del mio pensiero, tutto dipende da come penso. Quanta fantasia e quanto coraggio ho di pensare nuovo.

Bene, lascio lavorare Coscienza in me, so che

per il solo fatto che ho scritto tutto ciò,

tutto ciò accade.

Lascio Coscienza agire e, ora, con i criteri di Felix, posso decidere deliberatamente cosa sentire e pensare, chi voglio davanti.

Me lo costruisco in me, lo invento, dandogli le impostazioni che sia congruente a me.