Il Vivente – ora che l’oltre è qui

Il Vivente – ora che l’oltre è qui

C’è un tarocco che non sopporto, ed è la Temperanza. 

E chi ce l’ha la pazienza. Io noooOOOO.

Cioè. NO.

  • Nego il consenso a qualsiasi attesa.
  • Nego il consenso al procastinare.
  • Nego il consenso al… dopo.

Fino a qui ho sempre lasciato in sospeso questa faccenda. Mi accorgo che mi da fastidio. Da quando sono piccola che sta storia si prolunga prolunga prolunga. Da quando papà mi diceva:

  • Dopo. 

Mi sento incastonata tra promesse mancate.

Promesse mancate che m’han fatto perdere il valore delle cose. Come se niente fosse importante.

Mi sento un po’ la volpe de La volpe e l’uva.

Quando mi viene la spinta a scrivere non so cosa scriverò, ora vedo che sto andando da una certa parte. E’ una faccenda incontrata giorni fa. Nessun altro m’ha fatto aspettare nella vita se non questo archetipo, veramente lo chiamerei “chiodo”, questo chiodo.

Che guarda caso ha a che fare con l’appeso. “L’attesa” sta dentro di me così come ...

così come… non so.

Che pezzo sto scrivendo. E’ un pezzo di me.

Antico.

Non mi va di lavoraci sopra, qui bisogna “stare” e basta. “Stare” – “aspettare” – “covare” : la papessa. Contenere – bet – sognare. Sognare sogni sognati sognati sognanti sognantòsi sognantisi sognantellosi . Sogni. Sogno. Sogno sognacci sognarelli sognissimi sognantellissimi sognognognissimi-sogni.

Dato che qua si tratta di “aspettare”, dormo e sogno. 

Così nel sogno mi scrollo sta attesa e me ne vado. Viaggio. Oggi sono andata tra i miei fiordi del nord col mio rompighiaccio. Fluttuare tra banchisa, ghiacci, mare aperto. Vento gelido. Ma non ho freddo.

Bianco e blu. Qui sto bene. Lo so e lo sapevo. Per questo nei miei sogni vengo qua. Qui la mia apertura e le mie possibilità sono pazzesche. Lo so e me le prendo tutte. 

Una regina dei ghiacci. Archetipicamente è la regina di spade. Anche la regina della notte. 

Ho capito, metto in scena la regina dei ghiacci, anche detta la regina di spade. Pensieri a oltranza, stras_bordanti tracimanti esageranti esagerati.

Coi pensieri ti schianto, ti racconto di archetipi primari, ti metto al muro.

Io? No, io no, gli archetipi.

Il gioco è cosmico. Siamo entrati nel gioco cosmico da novembre. Veramente sono anni che gioco col cosmo, ora lo dico.

Chissà chi sta nel gioco.

Chi gioca il gioco cosmico, sta giocando con me.

Tu sei un giocatore del gioco cosmico?

Ci vuol poco per saperlo. Lo sai e basta. E giochi.

Spesso gli umani non mi seguono nel mio linguaggio. Non è un problema mio. 

Ovvero, un po’ sì, capisco che mi piacerebbe far sentire come io sento il mondo. Il fatto è che il mondo non c’è. Là fuori non c’è nulla, e io sono presa dal tentare di scrutare e cogliere qualcosa là fuori perché so che:

  • l’unica cosa che davvero potrei scorgere là fuori è solo quella che io ho creato.

Vale anche per gli umani.

Anche per me stessa. 

Esisto se mi creo, se ogni attimo sono “il creatore di me stessa”. Il resto, tutto il resto che, illusoriamente mi pare di vedere attorno, è semplicemente la creazione fatta precedentemente, e che , siccome è “passato” di fatto non c’è più. Così sento.

“L’attesa” sta dentro di me così come

così come… non so. E ora che mi sono completamente lanciata nel cosmo:

come, che cosa sta l’attesa dentro di me?

In questo giro di gioco cosmico ho visto che sentimenti, emozioni, pensieri, attrazioni, passioni, anche tutto questo è stato indotto e, diversamente da come abbiamo sempre pensato, mentre questi elementi sono fondamentali nelle interazioni, specie quelle sentimentali, anche questo è tutto destrutturabile. Intendo dire che anche questo, ma anche gli altri ambiti del vivere possono essere destrutturati, dis-ancorati, formattati, ri-programmati.

de_programmare

In più comprendo che sentimenti, emozioni, pensieri, attrazioni, passioni, e tutto quanto è stato indotto, o forse manipolato, modificato, è stato come marmorizzato. Vale a dire staticizzato, imbalsamato, reso statico insomma, e fattoci ritenere ineluttabile, inamovibile, assoluto eccetera da una serie di legacci che ci tengono ancorati a vecchi e stantii enneagrammi. Arcaici bit, vecchi paradigmi obsoleti. Chiavi di volta, sì “di volta” nel senso delle volte dei soffitti. Potremmo anche definirli “chiavi di cupola” (ah se avessi un emoticon qui, ora!).

                                      

                                                                                                                 

Non lo sappiamo, mannaggia, ma siamo semplicemente attaccati, appesi a delle chiavi sulle travi di volta di un soffitto che è la cupola. La cupola e le seguenti cupole. In tutti i sensi! E come siamo attaccati? Eh.. programmi virtuali, niente altro. Immagini, riflessi, false realtà che invece sono riflessi di specchi. 

A saperlo! tutti sti secoli attaccati a sti punti come ragni. In religiosa adesione acritica, e riverente adorazione, di ganci. Ganci che mettono legacci tra immagini illusorie e la scena che sta nella nostra psiche, e ci immettono in scenari farlocchi e inventati. Tra l’altro riduttivi, penosi, algidi e avari.

Dov’è la nostra magnificenza? Di “umani” non di “dei” che “dei” lo siamo da sempre.

Siamo “umani-dei”.

“L’attesa” sta dentro di me così come …

così come l’astronave.

Ahah!

E te pareva.

Sì. E sono traghettata – scin – archetipo 21 – traghetto – astronave – traghettarsi fuori dai gorghi verso il mare aperto e sconfinato. Nell’universo accanto.

 

 

scin – mi traghetto – sono traghettato