le terre oltre – cos’è il tempo?

le terre oltre – cos’è il tempo?

le terre oltre – cos’è il tempo?

le terre oltre – cos’è il tempo?

Non lo so.

So solo che posso usare il mio tempo ma non posso rapire il tempo agli altri.

La realtà che si crea, ovvero ciò che si manifesta, che si vede, si tocca, è questo. Stare in tempi morfogenetici comuni, sistemici, e manifestarli.

Stiamo manifestando un tempo sistemico materico comune. Simbiotico? Per certi versi sì, simbiotico fin dove ci pare, poi autonomo, pur essendo sempre leale e schietto.

Aperto allo sguardo dell’altro.

Lo sguardo dell’altro. Un dare fiducia molto autorevole. Significa che ti do fiducia, ti riconosco autorevolezza, se ti permetto di entrare con qualsiasi sguardo dentro di me.

Ti permetto di portare le tue frequenze nel mio campo mentre, ma vedi, inoltro le mie frequenze nel tuo campo. Permetti? Che se tu non permetti, prima o poi chiudo anch’io.

Ok, permetti. Ti conviene…

Mi do uno spazio dentro te immettendo frequenze, fino a che immetto cellule materia viso corpo mani voce… io.

Essere presenti nel tempo dell’altro con la nostra presenza, quindi darmi uno spazio dentro lo spazio dell’altro, portare le mie frequenze

del pensiero

delle parole

di un … qualcosa che ci renda presenti

nel tempo – spazio dell’altro.

Sempre fatto eh, da sempre, anche senza tanto star qui a raccontarlo come sto facendo ora. 

Questo è partecipare al tempo dell’altro. Di sicuro è arginare la rapina del tempo di altri.

Di coloro che si rendono assenti, mancanti, e creano rapine.

Mi si direbbe: ma starsene fuori del tempo dell’altro non per forza è un rapinare il tempo all’altro, 

ma a volte, non sappiamo come, noi siamo parte del tempo di altri, o l’altro è parte del mio tempo,

è un entanglement

un campo morfogenetico.

le terre oltre – cos’è il tempo?

Che scoglionamenti mentali che sto facendo. Ma da qualche parte arrivo.

Infatti, quando son partita con queste parole avevo in testa una faccenda, invece ora voglio darle un’altra direzione.

L’esistenza è una faccenda di flussi. In tutto. Il contrario di star qua a misurare se stessi in parole, gesti, presenze, che poi, per le nostre paure facciamo diventare a_parole, a_gesti, a_presenze.

E facciamo male, che sta a dire: creiamo dolore.

le terre oltre – cos’è il tempo?

Oggi è un tempo morfogenetico efficace, da acchiappare al volo, di cui approfittare per creare “creazioni” nuove.

Quello che voglio.

Nego il consenso. Nego il consenso all’ a_a_a_a ….

dove il suffisso “a_” sta a dire “senza“, “in mancanza di“, “tolto il..” .

Nego il consenso al senso di mancanza.

Sta a dire anche, a livello esperienziale e psichico le cinque ferite:

  • rifiuto
  • abbandono
  • tradimento
  • umiliazione
  • ingiustizia

A volte trattiamo gli altri o sia trattati a .. “a_” .. facciamo mancare qualcuno o qualcosa a un altro.

Eh, no eh!

l’a_a_a_a_a_ … apofatico a_presente a_comunicativo a_amorevole a_accessibile, che sta a dire:  di tutto ciò che desideri c’è la mancanza, è tempo concluso.

  • Nego il consenso al senso della mancanza. Nego il consenso al senso del rifiuto, dell’abbandono, del tradimento, dell’umiliazione, dell’ingiustizia.

Anche dalle peggiori ferite se ne esce. Se ne esce non tanto nel momento in cui, finalmente, si smette di aspettarsi qualcosa da qualcuno, si esce quando finalmente si smette di aspettarsi qualcosa o qualcuno dall’universo. Da un Dio. Da una forza che si considera superiore a noi stessi. Credere che un qualcuno, altro da me, sia capace di darci ciò che pensiamo di non poterci dare noi.

Sento questo un passaggio molto vicino all’origine del senso religioso. Ancor prima delle religioni sistematizzate, all’origine delle stesse religioni naturali.

Perché già quando ancora c’era il solo “senso del sacro” e questo senso attribuito alle forze della natura e non ancora appiccicato a degli dei zoomorfi o antropomorfi, già nel senso religioso naturale c’è stata la prima separazione tra me e me stessa. Tra Psiche e Corpo. Tra Anima e Materia.

Il resto son state separazioni, dirupi, rotture, buchi sempre più profondi tra me e me stessa, tra la psiche umana e la corporeità umana, buchi sempre più larghi e profondi. 

Invece di ricucire quella prima, ancestrale separazione, l’abbiamo ampliata. Oggi l’esistenziale, atavica separazione è all’esasperazione. Si sta rivoltando e, come una specie di nastro, di nastro di Moebius, ci viviamo tutto ciò che ci pareva di non vivere, di non essere, non avere. 

  • Io sono a  b  c  d  e  f  g  h  i   lll    mmm  n   ooo   ppp  q  rr   sss  tt   uu  v  zzz. 1 2 3 333 4   5 6 77777 888 9999 10 10 11 12   13 24 65 888 99 5 813 4786 23459  465 2987 … …  Io sono tutte le lettere degli alfabeti, tutti gli alfabeti. Tutti i numeri, le teorie, i teoremi, le geometrie. Tutti i tempi, gli orologi e i calendari. Tutte le giostre. Poi sono oltre, altri mondi, soprattutto altri universi. Io, creo gli universi, io li ri-allineo, li rendo gravidi, abbondanti, sazianti.
  • Lo sentite cosa fanno queste parole dentro i nostri cervelli?
  • Ditelo questo:
  • Io Sono creatore dei miei universi. 
  • Io li rivolto come tanti nastri di Moebius, e me li godo.
  • Io, Sono molto di più, sono i pre_universi, sono i pre_suoni, i pre_alfabeti. Ossia sono suoni gesti. Sono vocalizzi, vocalizzazioni, fonemi, sillabe, nuclei semantici mai nati, ora affacciatisi, anche affacciati_ci al mondo. Sono Io!
  • Sono update semiotici sintattici semantici.
  • Che vuol dire? E che ne so. Sì, lo so. 
  • Avete notato le due particelle nominali? si – ci.
  • E’ un fatto di coerenza condivisa.
  • Da “Io Sono” a “Noi E“.

E’ da un po’ che dico che bisogna uscire dai linguaggi consueti. Le parole e le lingue come le conosciamo, usiamo, applichiamo, sono le reti, gli impianti, le pareti, le trame della gabbia psichica e mentale in cui siamo. Uscire dai linguaggi consueti, anche permettersi di dire cose illogiche, ovvero a_logiche, cose scriteriate e sconsiderate. Le mie. Ah!

Il non ancora vissuto sta proprio qua, dall’altra parte di ciò che ho vissuto. Quindi ce l’ho, ne ho tutta la matrice, la traccia, il percorso. Detto con altra intelligenza:

  • se io sono un filamento di DNA manifesto, so che ne ho altro 95% di parti, fino a qui tenute sottobanco, che aspettano solo di schizzare fuori e manifestarsi (loro, i dotti, lo chiamano DNA spazzatura, forse il loro, il mio va benissimo).

Lo sappiamo bene, le lettere, le parole, le lingue, tutti i segni e i simboli con cui abbiano costruito la gabbia, sono suoni, per cui, se riusciamo ad usare queste chiavi in altro modo siamo fuori dalla gabbia.

Le terre oltre – cos’è il tempo?

Io sono tempo e spazio. Intento paradigma fragranza poesia suono relazione connubio esistenza.

Io sono Terra, albero, zolla, acqua, forma antica, nuovo universo, stella, cellula nascente, intelligenza cosmica, luogo sapienziale, suono profondo, antico e mai suonato, ora espanso nell’universo. Sono ventre, pancia, pelle, universo caldo modulare, pre-respiro, pre-cibo, per-sonno, canto, ninnananna, tetta, latte, dolcezze, gioco.

Che vuoi che m’interessi dove sei tu, e tu, e tu. Basto a me stessa. Mi nutro di me, mi alimento, mi rinnovo, mi ricreo, mi rinasco rigenero riformulo riconcepisco. Mi riapproprio di me stessa, dei miei umori sapori pensieri emozioni sentimenti progetti sogni presenze. So costruire me stessa, so darmi cibo alimento salute, senso.

So darmi la mia anima gemella, la mia fiamma, il mio “tu“.

Una specie di toroide. Forse il toroide non è abbastanza coerente come immagine? Offre ancora angoli bui a concepimenti distorti di me? A forme disformi? A frequenze dissonanti?

Inventiamo altre geometrie. Creo i mondi, per cui mi creo le geometrie dei miei mondi. Geometrie uguale spazi e tempi, e intenti. Per cui, ecco che quei tempi che mi pareva mi fossero rapinati, eccoli, bastava che mi spostassi di creazione, ovvero di universo.

Tutto si sta allineando perché la mia storia, la mia cocciuta ricerca della mia verità mi sta conducendo, mi ha condotto alla sorgente di me stessa.

... mia mia mia…. Sì.

Prova, fai anche tu così. Abbi tutto il coraggio di essere tutta te stessa, pienamente te stesso.

Quindi, dato che il mio universo sono io, il creatore di me stessa sono io, solo a me chiedo ciò che desidero. Assunzione di piena responsabilità. Guardo dentro, non fuori, non in alto. E’ importante anche il solo movimento dello sguardo. Dove punto l’Osservatore? In alto? fuori? dentro? 

Quando sono partita ero UNO. E UNO sono. Punto l’Osservatore dentro. Cambio proprio questo movimento automatizzato da secoli e millenni di cercare la risposta fuori. Sposto ogni movimento all’interno.

Mi parlo, mi ascolto, mi rispondo.

Pare un ego gigantesco. Invece… 

Ecco che le cinque ferite sono arginate, cicatrizzate, chiuse.

Erano cinque esperimenti che ho voluto fare affacciandomi su 5 universi. Perché cinque poi? non si sa. Se parlassi per archetipi il cinque ha questa valenza di essere un numero in bilico, non pieno né risolto. Di essere la mancanza, essere l’altra faccia del 10. Il 10 è il compimento, il cinque è la metà del compimento, ma è anche la spinta verso la méta.

Cinque, visto dalle funzioni è VITA – HE’ .  

10 – YOD – CONCENTRO.

Io, sto al centro.

Beh, se sto sulla vita me ne possono capitare di tutti i colori, rischio di avere ancora portali aperti, non custoditi, appunto perché il 5 è un numero non chiuso che chiama soluzione, ma io mi sono arrampicata e guadagnata anche gli altri 5 e sono 10. Concentro me stessa concentrandomi su me stessa. Alla faccia degli “ego”. Eccchiseneffotte.

Vogliamo metter insieme altro?

Archetipi?

Energie?

Tarocchi?

Teorie? 

Questi sito ne è pieno.

Tutto bruciato. Tutto sprofondato. Questo mondo è crollato. Finito. Dissolto. Ah!

Qui, in me, così come nel mio fuori, c’è un respiro lungo e leggero. Abbiamo riso per tre ore ieri sera. E quanto ci fa bene.

Ma dove state? ancora a guardare le cose? Le cose? c’è un mondo vero che sta qui, appena accanto a questo mondo ingiallito irrigidito intirizzito traumatizzato e sclerotizzato. Potrei dare altri aggettivi. Ma anche no.

So, ora, che il tempo è mio, lo posso riempire come mi aggrada o anche lasciare vuoto, ho provato a vivermi i vuoti, so come si fa e cosa accade, per cui, ho superato anche il timore dell’ apofatico, a-.presenza, a_vicinanza, a_comunicazione, eccetera. 

Vado a guardare verso l’aria, il respiro, le nuotate lunghe. Le bracciate.

“Io, sono flussi”.