le terre oltre – io mi sto divertendo

le terre oltre – io mi sto divertendo

le terre oltre – io mi sto divertendo. Per continuare a divertirmi gioco

le terre oltre – io mi sto divertendo

Sì, ed è l’unica cosa che voglio fare.

Tutto mi scivola via. Bè, vuol dire che tanta importanza non ha e non aveva.

  • Nego il consenso.
  • Nego il consenso ad ogni pochezza.
  • Nego il consenso.
  • Nego il consenso a qualsiasi cosa che sia appena meno del Tutto.

Do il consenso alla mia mente intelligente. Sì, a mente

  • Do il consenso alla felicità.

Mente, mente? Mente fa le cose. Sta a me scegliere che cosa mente mi costruisce. 

  • Io scelgo.
  • Do il consenso alla – mia – mente.
  • Nego il consenso a qualsiasi altro pensiero che venga da altro, ossia che venga da altre menti.

Estendo il negare il consenso di interferenze a tutte le mie vite. Alla mia unica vita nelle sue infinite dimensioni.

  • Nego il consenso a qualsiasi interferenza di altre menti e delle produzioni di altre menti in tutte le mie esistenze.

La mia mente è sovrana. 

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Tanto quanto la mia anima.

  • Do il consenso – solo – alla – mia – mente.

La mia mente che si dispiega nei mille universi delle mie innumerevoli vite.

Siete qualcosa meno di questo? Allora che ci state a fare qua. 

Le terre oltre sono i pianeti, ossia i miei corpi, e sono qui. E ora sono tutti in movimento. Cammino sul lungomare e i pensieri oltre arrivano. Sono come matrioske. Uno dentro l’altro, esci da uno e si apre un mondo, apri un mondo e si espandono cento mille. Mille pensieri, mille mondi, e oltre. Oltre. Importante è entraci da dentro, non guardarli da fuori.

Inabissarsi nei mondi, anche detto nei corpi, è :

fare il contrario“.

Fare il contrario di ciò che si dovrebbe fare.

E’ fare ciò che mi va di fare.

Oggi ho mangiato ciò che mi andava di mangiare. E domani pure.

Oggi ho fatto ciò che mi andava di fare. E domani pure.

Il punto è crescere dentro. Un innalzarsi, o inabissarsi che ci sembra difficile. Quanto di più facile e semplice. Come quando da piccola mettevo il cartone sotto il sedere e mi lanciavo giù dalla china della montagnetta della villa veneta a fianco a casa mia.

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Una serie di conquiste ogni giorno, passaggi che oggi mi fanno sorridere. Attraverserei quello stretto muretto sopra il canale con due passi, ma allora, io piccola, lo vedevo difficile, pericoloso.

Finire in acqua, e soprattutto la sgridata di mio padre. Ma ho sempre attraversato quel muretto. Poi il timore che gli abitanti della villa ci vedessero mentre attraversavamo il prato verso la “mutera”, la collinetta in mezzo al prato, la nostra meta.

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Lanciarsi sul sentiero uno a destra uno a sinistra, e ritrovarci in cima. A raccogliere violette, a  guardare giù tra i rami degli alberi, sbirciare chi passava per la strada, stare attenti che nessuno ci scoprisse.

Quella mutera è sempre stata l’oggetto delle nostre sfide. Oggi è a disposizione di tutti, ci sono i giochi dei bambini, anche i miei figli hanno giocato là

I miei figli li ho portati là anche quando la mutera era ancora interdetta, non visitabile. Ma noi, in cima! 

E’ sempre stato così, la mia piccola grande sfida.

Villa che, mi rendo conto, è archetipo di tante cose per me.

Io ero piccola, e la villa era grande.

Villa veneta. Villa del Frigimelica, l’architetto di Villa Pisani. La ricordo in tutte le stagioni, con i viali di tutti i colori. Con il sole spuntare dietro i rami, con il gelo, la nebbia, le estati di giochi e passeggiate. Casa. Anche il Foscolo ha soggiornato qui. In ogni caso l’archetipo, la memoria, la fonte e risorsa dei miei giochi da piccola, delle mie bellezze da grande, la mia estetica, il mio senso del bello, dell’elegante, eccetera eccetera. Sono nata e vissuta a fianco a tanta bellezza. La vedevo ogni giorno, sta accanto alla mia scuola.

E anche altro, oltre.

Ecco, era già l’oltre.

         

Sto scrivendo cose piccole, semplici, me ne rendo conto.

Così mi sento. E, dove non mi sento così, se ancora avverto tentativo di protagonismo, di teatralità di sceneggiata in me, sto zitta. Tutto deve sgonfiarsi. Morire. Morire.

Eppure è tempo di nascita. Natale.

Natale, sì, non rinasce neanche il sole qua.

Perché così ho deciso. Gli scenari astronomici geologici filosofici spirituali, beh continuate se vi va, devono cadere tutti. E a me pare vengano bene queste parti distruttive. Meglio: far sparire. Certo, dissolvere. Volatilizzare. Resettare.

Così è. Perché sento la nascita di ciò che sta cavalcando verso di me.

Alla grande.

Quando si muore è perché si sta già rinascendo. Non ci serve il Natale per vivere ed essere questo.

Accade. Accade accade. Da solo.

Mi rendo conto che sul titolo c’è le terre oltre e io ho parlato della mia terra.

Ho pensato ai dolci, terra, cibo, dolcezze. Io.

Sento ciò che sta correndo verso di me.

Sento. Perché mangio, parlo di casa, della mia terra, dei dolci.

Sento ciò che amo. Ciò che sono. Amo ciò che sono.

Terra. 

Potrei fare discorsi più seri. Ma chi me lo fa fare.

Mi va di divertirmi, essere leggera, pensare a me.

Alla grande.

C’è anche altro. Oltre.

Ma questo è mio. Tanto, tutto mio.

Ecco. Il segreto alla luce. Che sempre segreto resta. 

Vivo di segreti. Si vive tra i segreti. Tanto di luce tanto di ombra, così la vita respira, trova sempre nuovo ossigeno, si accende e ci accende.
Segreto detto mai rivelato. Luce e ombra. Yin yang.

Batte il cuore.

Eh eh, anche il pensiero.

Viaggiamo sempre così. A me l’ombra piace e molto, eppure inseguo la luce. Insisto a volere luce, eppure, ombra, tu mi piaci. Mi attiri e sempre c’è posto per te qui.

Ah, che pezzo strano. Sarà il Natale. Forse sto resettando mentre altro, oltre si sta costruendo.

Natale di luci, ma se non ci fosse l’ombra, non sarei luce.

Sono sicura che gli archetipi costruiscono anche senza citarli, senza più pensarli, hanno vita propria autonoma saggia e sapiente. Hanno la forza.

A me hanno dato La forza.

Di me questo so: sono forza.

— Ti leggi sto pezzo e, quando sei in fondo, sei sazia –.