Pianeta felice – Gli indizi dell’essere in altro da matrix

Pianeta felice

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Pianeta felice – Gli indizi dell’essere in altro da matrix

Perché gli archetipi 

Ho una qualche percezione a volte dei cambiamenti che Pianeta felice porta a vivere. A momenti mi rendo conto di come e dove ci stiamo spostando.

Non facile centrarlo e dirlo, forse proprio perché la vita in Pianeta felice non è così codificabile come quella in matrix. Forse è proprio per questo che non viene di raccontare o di scrivere, perché è da vivere.

Questa dimensione appena a fianco a matrix vecchia, è matrice, essa è una con l’essere vissuta.

Osservo la mia vita.

Quest’anno ho avuto grosse riduzioni di ore di lavoro. Non sto a dire il versante economico, ma sottolineo il fatto che ho avuto molto tempo per dedicarmi a ciò che mi piace fare. Scrivere. Ho scritto molto, seguito con passione il sito, i contatti, e questo mi ha dato vita, gioia. Quindi il dirmi che  volevo riempire le mie giornate di ciò che mi piace e che mi fa star bene è accaduto.

Il versante economia piangeva… mi svegliavo di notte con l’ansia. Eppure l’anno è passato. A tante cose, anche ad alcune necessarie, ho dovuto rinunciare. Forse ho imparato ancor più a vivere anche senza ciò che pare necessario.

Intanto si sta aprendo l’orizzonte dell’energia a credito. Aprire la mente alla possibilità di altre forme di transizione, ad altre monete. Quello che prima pareva lontano da realizzare prende forma.

Quando parlo di rinunce non mi riferisco a scarpe, vestiti, o cose del genere, ma mezzi e strumenti, cure, attenzioni verso me stessa che mi sarebbero stati necessari per vivere con meno dolore fisico. Però, l’anno l’ho attraversato. Forse sono ancor più radicata e categorica nel dire a me stessa “scelgo l’autoguarigione”.

Il fatto è che ciò che affermo oggi non lo dico dalla prospettiva di mettermi a indagare se l’autoguarigione è possibile. No no, questa è diventata la sola strada possibile. Anche per rispetto a me stessa. Al posto della paura che “chissà che mi succede” c’è maggior determinazione “questa è la strada”. Mi imposto il pensiero così.

Poi c’era un problema più grosso, bè, me la sono scampata bella. Ma l’ho scampata.

Così per il lavoro.

Ormai mentre osservo faccio anche la critica a matrix, non temo nemmeno le sue reazioni. Ho dovuto imparare a vivere e fare i conti con “i capricci” di matrix.

Oggi, ho sempre più il sospetto che matrix c’entra poco, ovvero c’è ma non è vero che ha tutto questo potere e lo usa contro di me. Mi sa che tutto dipende da: come –  io – integro mente.

Vado al supermercato, vedo le cose, e non mi attirano. Oggi questo accade per la maggior parte delle cose, compresi molti cibi. Ossia, se prima compravo poco, ora ancor meno.

Le vetrine e i vestiti, mi dico che un paio di scarpe me le dovrei comprare, ma sono sempre più esigente e le cose finte, artificiali, fasulle non mi dicono.

Difficile vestire me stessa.

Per cui non compro. E sto bene lo stesso.

La tv la accendo e la chiudo poco dopo. Questo da annnnni. La nausea. Le finzioni mi arrivano subito, e non le sopporto. Non sono obbligata a sentire loro, posso farne a meno, la mia giornata è piena lo stesso e meglio.

Fb scorre sempre più veloce, se non fosse che controllo le mie pagine non ci passerei. Di essere informata su ciò che accade non voglio, perché rafforzerei il mettere l’osservatore sulle negatività. Mi voglio spostare sempre più da ciò che non voglio ci sia nella mia vita, non lo voglio vedere nemmeno fuori di me, negli altri.

Ho davanti me stessa, l’altro da me mi viene incontro quando davvero mi sono occupata di me stessa. Per cui, stare a guardare che fa il collettivo, il collettivo dei più, non solo non mi serve ma disperde energie che servono a me.

Questa centratura sempre difficile da capire. Ci hanno insegnato a pensare agli altri, aiutare… gli altri, fare spazio agli altri.

È il contrario. Se prima non centro me stessa, e bene, e a lungo, non amo né me né altri.

Avrei da dire delle recriminazioni a qualcuno.

Ma sento la forza di questa rimostranza e me la tengo.

Importante che io non ci pensi.

Intanto però, una serie di episodi, mi fa rendere conto che sto rafforzando me stessa anche fisicamente.

Pulizia lucidità faccio in fetta a prendere o lasciare un amica amico una collega.

È uguale, con morbidità, ma li scollo da me.

Faccio molte meno cose in un giorno.

Quello che non mi va di fare sto attenta a .. poter non farlo.

E non mi sento in colpa, per niente.

La percezione di abitare un pianeta che sopporta soprusi, prevaricazioni, brutture di ogni tipo, ma scorrono accanto a me.

In fondo… pianeta non esiste materialmente, non c’è una palla sospesa e io sopra.

Oh, dove mi porta questo! Ora non mi sforzo a guardare. Verrà da solo, niente mente. Non adesso.

Tutto dipende da cosa io scelgo di vedere, di che cosa intendo fare esperienza. Questo è chiaro da un pezzo, la forza sta nello scegliere effettivamente che cosa guardo e alimento. Ecco, questo è sempre più ciò che vivo.

C’è un modo di defilarmi dal sistema.

Metto tutto in prima persona perché – io attraverso l’esperienza. Qui le parole sono situazioni cose eventi, sono concretezza. Chiunque legge, legge per se stesso.

  • Accettare che non sono io a decidere quale aspetto dell’esistenza venga per primo allineato a Piante felice. Osservare i cambiamenti e godermeli, e lasciare al processo, all’onda felice di Felice, di avanzare come lei sa.
  • Cambiano le aspettative. Le priorità. Le condizioni. Il come mi sento in un corpo, in una collettività.
  • Non insisto a voler riportare le esperienze dentro ai parametri della logica, della razionalità, dell’organizzazione, controllo, gestione, giustificazione, ecc.
  • Rivendico me stessa. Sostengo, amo, scelgo, sto dalla parte di: me stessa innanzitutto. L’identità personale. La libertà di pensiero e di agire effettivi, non mascherati e illusori come in matrix. La libertà di pensare e di agire archetipicamente, non più frenata dalle sovrastrutture mascherate e illusorie che induce matrix.
  • Torno a me stessa, alle cose della mia esistenza. Non mi proietto continuamente fuori per sapere chi sono e dove sono. Questo fa perdere identità e energia.
  • Per arrivare a questa centratura non parlo né agisco fuori, soprattutto nelle situazioni importanti per me stessa. Rientro in me stessa, riconduco dentro di me ciò su cui vorrei reagire, criticare, rivendicare.
  • Tutte le situazioni che osservo e di cui parlo sopra, prima erano pensate, scritte, basta leggere il blog, ce ne son di tutti i colori proiezioni in avanti.
  • Quello che sto scrivendo qui è ciò che sperimento.
  • Non solo io.
  • Chi vuole si aggiunga, per dire le sue percezioni di una vita che si sta manifestando “oltre matrix” in interstizi che si fanno sempre più larghi, frequenti, agevoli, disponibili, quindi godibili.

Il sottotitolo di questo brano è: Perché gli archetipi 2

Sicuramente ci sono mille modi, strade, percorsi, esperienze par arrivare a percepire in sé le dimensioni Pianeta felice.

Per noi la strada sono stati gli archetipi.

E siamo convinti che questa è la strada più veloce ed efficace.

Perché…

Pianeta felice

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