Pianeta felice – Perché si sta in un altro mondo

Pianeta felice – Perché si sta in un altro mondo

Pianeta felice

Pianeta felice – Perché si sta in un altro mondo.

C’è una causa molto profonda del perché l’Uomo non rispetta la natura, non la sente, la sfrutta e la distrugge.

Perché ciò che crediamo del pianeta, del sistema solare, del sole, del cosmo, non è vero.

E’ solo un ologramma inventato.

Distorto, distante, dissonante, scomposto, non vero, rispetto a ciò che – di fatto – la Terra è, e così ogni altro essere esistente. L’ologramma mentale, cerebrale, che condividiamo, non corrisponde, non si sovrappone armonicamente, al reale ologramma. Quello naturale.

Se fossimo connessi alla realtà – così come di fatto è – sarebbe naturale, automatico, rispettare e condividere con gli esseri e la loro bellezza.

E’ come se qualcuno – forse noi stessi certo – avesse/avessimo sovrapposto all’ologramma vero, funzionante e funzionale, un disegno distorto, una pattern stonato che ci devia, ci ambigua rispetto al pattern giusto. 

Quindi non lo sentiamo, non sentiamo ciò che da questo ologramma distorto arriva e non lo amiamo, non ne sentiamo la presenza, la frequenza, il respiro, la vita. Non ci comunica autorevolezza.

Mi vien da dire a questo punto, che abbiamo … avevamo… perché qui gli schemi li vediamo e li scardiniamo, abbiamo vissuto il sentirci orfani. Sì orfani di una Radice, dell’Origine. Ossia l’origine era occultata, nascosta. L’origine sana e naturale. Perché la Fonte sana e vera, produce frequenze che sentiamo chiare, certe, forti e distinte. Siamo automaticamente e istintivamente portati a comunicare e rispettare la Fonte (mi vien in mente l’hunab ku dei maya).

Ecco, forse hunab ku ci può avvicinare un po’ al senso di essere figli di una Fonte. Di avere un’origine fisica-psichica naturale profonda vera, ancorante alla naturalezza della vita, ancorante perciò alla vita stessa e alle sue manifestazioni. Quindi al loro rispetto e salvaguardia.

E, dall’onorare la Terra, la natura, automaticamente, naturalmente, onorare le persone e la collettività.

Quello che crediamo vero: pianeta, sistema solare, galassie… ma anche atomo, cellule, corpo, così come l’abbiamo fin qui pensato, non è. E’ un costrutto artificiale costruito chissà quando, chissà da chi (da noi certo, ma anche no), che si sovrappone al semplice “nulla” in cui nascono le cose. Ovvero: ogni realtà, ogni creazione è la proiezione di ciò che siamo dentro. Non c’è una realtà precostituita, antecedente. Non c’è nessun Dio che crea come non c’è nessun big bang.

Possibile che i fisici ancora se la raccontino? Eppure la fisica quantica, l’essere osservatori, e l’incidenza dell’osservatore sull’esperimento, la sanno bene, sicuramente meglio di me.

Il fatto è che arrivare all’insight, all’idea  brillante e certa che “io sono il creatore della realtà che ho davanti” non è un fatto concettuale ma lo so, davvero, solo nel momento che ne faccio esperienza.

La fisica quantica ci dice che siamo “osservatori”, dove osservare non è solo rilevare ciò che sta fuori, bensì è metterlo in atto. La fisica quantica mi dà solo un input, un impercettibile scarto che s’infila nella cristallizzazione dell’io, della mente, per cui ecco che in quell’interstizio, il dubbio, meglio l’interrogativo, serpeggia, s’alimenta, cresce, fino al pensiero chiaro e brillante che m’attraversa:

  • fuori non c’è nulla.
  • tutto sta in me.
  • io sono il creatore della mia realtà
  • altro non c’è che la mia realtà
  • solo della mia realtà ho esperienza, il resto non lo so realmente.
  • Il resto è solo un raccontarmela o, peggio ancora, farmela raccontare dagli altri.  
  • Da qui si riparte. Per arrivare al rendersi conto, appunto, che c’è un finto pattern a cui siamo attaccati, che alimentiamo, teniamo in vita, e che è un vampiraggio energetico che ci tiene separati dalla Sorgente, dalla rete neuronale sana e vera. Ossia, che la realtà altro non è che ciò che ogni istante creiamo, e che quando finalmente ci prenderemo il gusto e la libertà di inventare un mondo nuovo quanto ci aggrada e originale quanto ci va, ce lo troveremo davanti
  • naturalmente. 
  • Questo naturalmente, dà pace.

Vogliamo davvero essere nuovi e avere esperienze totalmente nuove? Non so come fate voi, so come faccio io e vedo che funziona. Gioco con gli archetipi. Mi scrollo dal cervello tutte le conoscenze che ho sul mondo, sull’astronomia e sulle scienze. Il mondo è fuori!

Invento.

Pianeta felice

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