Sperimentare – Il senso

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Sperimentare – Il senso

Mi sento sempre più scollegata dalla situazione Terra.

Non è così, non è così, come televisione, media, schemi mentali ce la stanno mostrando.

Se la vedo io la contraddizione, la distonia, la finzione, a sto punto credo che la vedano tutti.

Si avverte forte, stride, la dicotomia tra ciò che siamo dentro e come ci pare che vada il mondo fuori.

Il fatto che fuori stiamo trasmettendo un film che non c’entra nulla con noi è sempre più evidente e forte. Ormai è proprio chiaro che non è la realtà. E com’è la realtà? Non lo so, ho qualche indizio, intuizione, ma credo che a sto punto i modi di vedere la “realtà” possano essere tanti, ciascuno il suo.

Ho scritto “stiamo” ci sono dentro, mentre mi sento anche fuori, e inizio a capire perché: è la storia della luce della stella. L’ho detto in post precedenti, quelli sugli impianti.

Quando dico, in Le dimensioni qui e ora:

“Qui si apre una riflessione, andiamo per metafore, o simboli: la luce della stella, la luce della manifestazione di me, come io – come gli altri – mi percepiscono? con la luce – o vibrazione – che emano adesso o con la luce – consapevolezza che ero ieri o anni fa?

Questo è uno schema in noi, funziona automaticamente,  e non lo vedevamo. Ora sì.

È importante questo fatto perché, mi chiedo:

  • Le creazioni le realizzo dalla consapevolezza che ho di me ora o ancora funzionano in me, a livello dell’inconscio, schemi su me che sono vecchi? Che ancora non si sono modificati?

In fondo, a livello astronomico, abbiamo questo impianto: che noi abbiamo oggi la luce della stella di migliaia di anni fa. È una bufala. È una credenza. Ma analogicamente applichiamo la stessa dinamica e tempo a noi, per cui… secondo lo schemino collegato alla stella, la manifestazione di me oggi è relativa alla mia vibrazione di tempo fa, non di oggi.

Ecco perché tra ciò che progetto e la sua manifestazione c’è un tempo, e io mi scoccio. Questa è una consapevolezza da terza dimensione, in cui appunto tra me e la stella lassù (metafora di me), c’è la separazione e la distanza.

Stessa cosa per i pianeti, il sole. Tutte distanze e misurazioni che vanno ri-verificate. Sono un’illusione queste mega distanze. La velocità della luce non è un limite invalicabile. Basta uscire un attimo, non da Mente, che fa benissimo il suo mestiere, ma dalla gabbia in cui – noi abbiamo fissato mente – e in queste non verità la teniamo imprigionata.

In quinta dimensione tra me e la stella, tra me e i pianeti, il sole, non ci sono migliaia di chilometri, come non ci sono migliaia di anni.

Tolgo questa convinzione di false distanze ed ecco che tra la progettazione e la creazione – godimento nel qui e ora – del mio progetto – tutto è uno – il tempo si ritrae – e ciò che penso  scrivo affermo – accade.

Se voglio che le mie creazioni corrispondano alla mia consapevolezza e all’autostima di me che ogni giorno aggiorno, debbo vedere e smontare questo impiantino delle distanze.

Questo impianto falsato delle distanze vale anche per le risorse. Le stelle, i pianeti sono lontani, lontane sono le risorse. Lontane sono le soluzioni, i cambiamenti epocali, i passi avanti dell’umanità. I miei passi avanti. Vale per ciascuno. Tutto viene sempre rinviato più in là più in là. Addirittura in distanze spazio-temporali che – si suppone – non possano mai essere superate tra le dimensioni. Come dire: se sto nella materia non posso accedere e sperimentare le dimensioni più sottili.

Dato che sono in questi ritmi spazio-tempo, in queste vibrazioni, non posso sperimentare una fruizione ed un uso più facilitato delle risorse, dei cambiamenti.

È solo un fatto di “credere” e mantenere la credenza che tutto sia sempre lontano, insuperabile.

Il mio qui e ora è già riempito della risposta al mio desiderio.

Pieno – samek – della concreta risposta.

Non sento più il desiderio, sto respirando, sto toccando con le mani, e godendo la risposta.

Invertiamo le priorità, a iniziare dalle parole e dalla formazione della frase.

Proseguiamo applicando l’impianto “vicinanza” “prossimità” “facilità” “agevolmente” a ciò che sta accadendo, e tutto sta dove deve stare: qui – ora.

Ora che il mio progetto è accaduto e sta con me nel mio qui e ora così come – io – l’ho progettato da ciò che sono oggi, sono in quinta dimensione.

“Quinta dimensione è il posto, lo spazio e l’energia che si basa sulla consapevolezza di una Coscienza Unica. La quinta dimensione opera in un modo completamente differente dalla terza e quarta dimensione. Nella quinta dimensione il tempo collassa.

Il tempo è istantaneo, nel senso che tutto (ovvero tutte le possibilità) esistono nello stesso tempo, nello stesso spazio. Non esistono polarità, condizioni, giudizi, patterns di pensiero.

Nella terza dimensione quello che pensiamo è quello che otteniamo, ma non si tratta di una manifestazione istantanea. Nella quinta dimensione, focalizzo la mia attenzione e la risposta o esperienza mi viene data esattamente quando e dove ho focalizzato.

Chiedo e mi viene dato.

Tutto mi viene incontro facilmente, grazie all’attenzione e alla vibrazione che ho scelto di mantenere per tutto il tempo. Quando si vibra nella quinta dimensione, non si crea con le forme pensiero come nella terza e quarta dimensione, si crea con la luce e le frequenze luminose.

Nella quinta dimensione si è consci di essere consapevoli. Non esistono paura, bisogno di sicurezza, mancanza di fiducia. Le energie femminili e maschili sono fuse insieme in armonia. Si vibra più velocemente e si è più fluidi. Si ha la coscienza di essere tutt’uno con l’Essere. Si interagisce coscientemente con il Creatore e tutti gli Esseri di Luce. Qui la mente razionale gioca un ruolo minimo, come dovrebbe essere, cioè è necessaria solo per il benessere del fisico”.

Questo il mondo di chi lavora in questo sito.

Il fatto è che alla separazione, al conflitto, alla riduttività delle risorse, ormai nessuno ci crede più, salvo qualche ultimo idiota.

Noi non siamo così, non siamo violenza, sopraffazione aridità finzione pazzia. La pazzia è quella di questa serie di contatti e relazioni impostati sul “non umano” sull’avarizia pochezza disamore per il corpo, verso la vita l’amore i figli la bellezza e il valore delle persone degli esseri e delle bellezze che l’uomo crea.

Ma come si fa a credere a questa pazzia collettiva. È una banda di vibrazioni elettromagnetiche e basta, e pure impostate male. Ora è evidente. Smontiamo sto teatrino, e veloce.

Fine omologazione, fine visione del mondo compartecipata. Non c’è mai stata. Una rete, uno schema che abbiamo retto, condiviso, tenuto sul palo. Prima ci togliamo sto fantoccio massacrante inutile e falso meglio è.

Là –  fuori – non – c’è – nulla.

Tanto meno tutta questa negatività.

Là fuori, se qualcosa c’è, e comunque un fuori non c’è, c’è amore comprensione libertà fantasia e bellezza.

Io forse passo per una che scrive fantasioso new age, sai quanto me ne importa. Sono diventata questo che scrivo perché vi ho messo la vita dentro. Scelte di vita importanti e poco comode. Era già fuori matrix da tanto, la mia vita.

Ora lo dico e lo scrivo. Basta leggere i libri, il mio blog. Oggi poi non me ne importa più nemmeno di essere autoreferenziale. Sai quanto me ne faccio dei commenti, giudizi. È molto più forte entusiasmante liberante seducente seduttivo dire.

Dire ciò che sono e condividerlo.

Tzolkin maya – Tempesta intonante, mi sto vivendo l’anno di tempesta 11, tono spettrale. Me ne rendo conto di solito dopo che ho detto la mia. Ma tant’è.

Tono galattico 11 = Spettrale (Dissonanza) Cambiamento, Disintegrazione, Lasciar Andare, Spoliazione, dalla Complessità alla Semplicità.

Tono galattico 5  = Intonante (Centro)

Scopo Esistenziale, Intento Principale, Fondamento, Luogo di Centratura, Semplicità, Accettazione del Lato Umano.

Lo tzolkin maya è una logica. Una fantastica logica che educa modula la nostra mente e la rende sincronica con la sua stessa creazione per cui sempre troviamo l’orientamento tra ciò che siamo e ciò che abbiamo manifestato fuori di noi nella creazione che abbiamo davanti.

Bè, in questa sincronicità dentro e fuori, la stessa della Tavola di Smeraldo che viene da un’altra tradizione (ma sappiamo bene che le tradizioni hanno una origine comune), nella sincronicità dell’universo la separazione – sadé – il male – la malattia – sono – un passaggio – un archetipo – che fa parte della modularità del Tutto, Alef.

Io mi sposto.

Qualcosa dentro me sta spaccando. Mi porta dove vuole, ma certo in una dimensione amorevole. Sicuramente ha una spiegazione logica scientifica astrofisica quantica psicologica economica filosofica religiosa, ecc ecce mettetecele tutte. A me non me ne importa.

Quello che so – non lo so.

Vivo.

Non è che so e capisco. È altro. Io vivo.

Passo per pazza? Non me ne frega. Io so da dove vengo. Quali palle ho tirato fuori e continuo. Fine resistenza del mio pensiero. Il mio pensiero va e virulenta, questo sì, contagia e virulenta (altro che vaccini e anticorpi) virulenta e contagia ogni psiche e mente. Perché? E come fa? E chi non vuole?

Quello che si sta muovendo è il cuore.

Ecco perché vince.

Non sono io il messaggio, ma anche lo sono. Sono solo un vivente di questa dimensione che ho chiamato Terra, e altri con me.

Chi sono gli altri, esistono davvero o no, sono solo pupazzetti del mio teatrino o reali esseri oltre me, non lo so e non m’importa.

Mi tolgo dallo schema della Terra rotonda, non è neanche piatta, non è una morfologia la Terra, è una dimensione, un fascio di vibrazioni. Punto. Ma a che serve toglierci lo schema Terra rotonda o piatta o o o … una forma? Una  Materia? Serve dall’essere trattenuti in matrix. Proprio perché è rotonda o è piatta, la forma della Terra ci tiene acceso e fermo sul fermo immagine uno schema. Tra l’altro rotondo… quindi di situazioni che vanno tornano circolano e non hanno mai fine, non evolvono.

È chiaro? Per un po’, per il tempo del resettare, mi tolgo da ogni morfologia, solo così mi tolgo da ogni movimento artificiale sovrapposto.

Chi aggancia questo comprende. Ci sono 22 movimenti alla base della realtà. Mettiamoci davanti questi se ci serve l’orientamento. Nient’altro. Bastano loro per pulire resettare equilibrare orientarsi. Almeno fino a che non sapremo darci una morfologia nuova più idonea. Molto probabilmente, fino a che non diventiamo avvezzi e sereni anche se viaggiamo senza morfologie, senza forme.

Con tutto questo pezzo voglio solo dire che – io – il film – lo vedo – e ne esco fuori.

The Truman show.

Serve quello che dico? ha una funzione di sicuro: serve e funziona perché la parola funziona.

La parola è cosa.

Le cose derivano dai verbi.

Sono esistenze deverbizzate ma, anche se estratte dai verbi, hanno nella loro memoria il movimento, il verbo, la capacità di muoversi spostarsi e mettere in movimento se stesse e le realtà che esse stesse creano.

Ecco perché le parole che pronuncio sono fondamentali e determinanti.

Perché sono vive. Semantiche viventi. Creano la mia realtà.

E la mia realtà è pacifica terrestre amorevole e vivibile. Dire questo è dire cha la vita è molto, ma molto ben altro, oltre, da ciò che nella massa della vecchia matrix ci sembra di aver visto registrato condiviso.

Fuori c’è un mondo vivo di possibilità fedeli e attente alla vita, non ai soldi o alla morte.

La parola vita, pronunciata scelta perseguita insistita crea vita.

Hé.

Il senso? Mi potreste chiedere, tornando al titolo del pezzo.

Che ci sto a fare qua se non ho un senso. Fare i soldi, faticare per delle cose morte come il denaro, far morire il cuore, l’amore l’amorevolezza la cura la gioia per mettere al primo posto i soldi non è dare senso all’esistenza.

Il senso è bellezza passione fantasia arte musica sole e mare. Vivere e creare bellezza. Tutto il resto non ha senso, per cui, perché sprecarci energie?

Sperimentare

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