Terrestre – Essere creatori di se stessi

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Terrestre – Essere creatori di se stessi

da Issahah Adamah 

capitoli precedenti 

Per Gesù, il Nome, la Parte di lei[1] (di Maria) da attraversare, far germogliare/risorgere e ricondurre dentro sé è il femminile. Per Maria la parte da attraversare è il maschile. Il ri-creare, il compiersi in nuove creazioni comincia dal ricreare se stessi, unificati nel maschile-femminile.

Per Maria, come per ciascuno di noi, adesso non ha più senso andare verso quel Gesù Risorto fuori di lei – fuori di me.  Ad un certo punto del cammino interiore bisogna fare quel lavoro del rivolgersi dentro sé, incontrare in se stessi ciò che si è creduto di poter incontrare fuori.

Lasciando emergere emozioni, pensieri, sentimenti per sperimentare e conoscere se stessi così, come la vita si manifesta in noi. Qui viene a galla ciò che ancora di noi non avevamo sperimentato, né conosciuto: le parti oscure, difficili, quelle sempre negate e rimosse; ora di fronte alla grande attrazione e corrispondenza siamo soli e spiazzati, impotenti ma non si può far altro che riconoscerla questa attrazione e la sua appartenenza.

Questa elezione – esclusività: “Tu e solo tu!” colta e vissuta oltre le relazioni del quotidiano, ossia oltre ciò che la nostra corporeità ci permette di sperimentare e vedere. Negli stati dell’anima, si apre altro sentire; altri linguaggi, comunicazioni ed energie si mettono in movimento.

Si riempie l’attrazione, si riempie l’illusoria solitudine, si risolvono negli strati profondi della nostra anima. Si compie l’unità tra me e me stessa, attingo da me l’altra parte di me. È sempre stata qui, bisognava arrivare a quel vuoto esteriore estremo che risveglia parti di noi sopite e dimenticate.

Come far emergere emozioni, pensieri e sentimenti? Dirsi, con costanza e pazienza:

Sono, così come sono, sono. E va benissimo così”.

Amo e accolgo completamente, profondamente tutto ciò che di me vedo, tutto ciò che agisco”.

Pian piano emergono le cose, le pulsioni, i pensieri, i quadri di pensiero, le emozioni e i sentimenti, fino a quelli più lontani, tenaci e resistenti. Osservarsi nei modi di essere e lasciare che il cuore lasci essere e lasci andare tutto[2].

L’incontro e la conoscenza di noi stessi, quella autentica, continua nella ri-creazione prima in noi, poi fuori di noi, di un nuovo riflesso di noi stessi, un altro giardino: la persona o la situazione nuova che ci troviamo davanti.

È stato là, vicino alla tomba, (dov’è la nostra tomba, il silenzio, il Nulla?) il luogo in cui Maria ha incontrato il Risorto, la Parte di sé verso cui lei s’è voltata.

È anche, il giardino, il luogo in cui il giardiniere, già dal mattino presto è al lavoro, è già là, per lavorare la sua terra, la terra di Maria/la terra di Gesù. Dov’è il nostro Giardino?

Appena questo è detto, scaturito dal luogo di quell’Energia, la nuova Creazione è già presente, visibile, ora anche toccabile; quando si sa di essere in quella forza, a quel livello di intensità e vibrazione, si crea.

Si tratta di agganciare, nel quotidiano, l’istante[3] e viverlo pienamente come risurrezione/ri-creazione. La stessa risurrezione di Gesù ridiventa fondamentale nel momento in cui so che sto andando verso la mia risurrezione. Significa smitizzare l’altro, fosse anche Gesù e, nel qui e ora, sentire, sapere ed agire la mia piena personalità cosmica, la stessa che Gesù, dalla sua coscienza ci indica, non perché noi ci riconduciamo alla sua, ma perché agiamo pienamente la nostra. Solo quando ho relativizzato, smitizzato, la sua risurrezione ossia una risurrezione fuori di me, tocco la mia risurrezione.

“Noli me tangere”, Maria s’è sentita dire da quella parte di sé che non l’avrebbe condotta dentro l’illusione di un uomo che la amasse e da amare. Lei se l’è detto, a se stessa, perché il suo inconscio sapeva che non poteva toccare lui, semplicemente non era reale.

Maria aveva conosciuto il Gesù delle strade della Galilea (la proiezione), un uomo che, per quanto affine e corrispondente, è venuto meno, è morto… qualcosa mancava alla loro unità? Che cosa? forse una più forte intesa dei corpi? della dimensione terrestre?

Mancava l’apertura personale (ciascuno in se stesso) alla dimensione dell’anima, il nostro essere oltre la Terra sperimentato qui, sulla Terra.

Mancava sentire il Tutto, l’unità interiore, quella dimensione da cui tutto scaturisce.

Invece, ora, compresa e sollevata la dinamica della proiezione (la forza del nostro mentale!) ella può dire, posso dire:

“Questo, proprio questo, che ho davanti e che tocco è la mia risurrezione”,

ed è sempre un essere toccati perché è il sentire che permette di raggiungerne la consapevolezza.

La risurrezione è evento che Maria e Gesù hanno sperimentato sulla Terra, nel momento in cui Gesù è tornato vivo davanti a lei.

Anche Maria risorge, nella piena e consapevole accettazione della morte di Gesù, ossia nella piena accettazione di ciò che Egli aveva voluto essere e sperimentare di sé e della vita: la morte. Maria nel riconoscere come reale e vera, cioè dotata di senso nell’eterno fluire della Vita, la morte di Gesù, vive la morte, la penetra, pur essendo lei viva.

Maria unifica in sé queste due dimensioni, questi modi di essere della Vita e sperimenta se stessa e la morte da questo punto di non ritorno. Dalla morte, il perenne fluire la conduce alla risurrezione, alla vita. Ella è viva, una, risorta in se stessa e Gesù è davanti a lei. Gesù risorge e si mostra a Maria.

In quale dimensione si sono riconosciuti? E ritrovati? Lo sappiamo nel momento che, noi, la sperimentiamo. Ma certo, la sperimenteremo solo se la crediamo possibile.

Terrestre

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[1] Ovvero l’Altra Parte di se stessi.

[2]  Vedi di Salvador Francesca, La donna che IO SONO, 7 settimane con il mio alchimista, Io Sono edizioni, 2013.

[3] Nell’istante siamo nel Presente, “in principio”, ciò che l’ebraico chiama “be-rē-’šīt”. Nel nostro essere Uno con il Tutto siamo sempre nel Presente e siamo sempre nella nostra dimensione di creatori, “in principio” alla sorgente di ciò che esiste.