Melissa
Questo sito, il libro Vittoria e tutta la faccenda anime gemelle mi incuriosiva. Ho iniziato a leggere Vittoria e il ritmo allegro e incalzante del testo mi divertiva e mi sollecitava ad andare avanti. Sì, lo ammetto, cerco l’anima gemella. Anzi, per dirla come Vittoria, preferisco essere trovata dall’anima gemella. Ho capito che sta a me crearla, dentro di me.
Per un po’ non è stato facile, tornavo sempre a spostare l’attenzione fuori, nel mondo. Giravo per le strade e guardavo le persone, i maschietti, alla ricerca di qualche indizio. Stavo sempre sul chi va là, sull’aspettativa e attesa. Stava diventando un fatto stressante. Nel frattempo la delusione e la frustrazione lavoravano. Ad un certo punto queste emozioni pesanti e basse le ho percepite bene, sentivo lo strisciare di queste vibrazioni. Mi sono ricordata di ciò che dice Vittoria nel sito: prendere per le corna le emozioni, guardarle in fronte. Rendersi conto che sono le nostre energie, tenerle tra le mani e… finalmente riuscire a dare – noi – l’orientamento. Ossia indirizzare l’energia sugli intenti che noi scegliamo.
Così ho fatto. Per settimane ho insistito, nonostante i dubbi che s’affacciavano e gli scoramenti. Era come se, nonostante tutto, un meccanismo si fosse insediato o svegliato dentro e mi conducesse avanti senza più ritorni al nulla di prima. Certo, ho iniziato lavorare con gli archetipi, come il libro sussurra. A modo mio però, non me la sentivo di stare là a ripetere lettere, numeri, verbi. Li ho semplicemente guardati, tutti. Poi, dato che mi piace ballare, ho iniziato, chissà perché, a mettere in scena le lettere cercando di portare il mio corpo a trovare in se stesso l’espressione dei movimenti dei segni.
Qui è stato il passo avanti, qualcosa ha iniziato a scorrere, se non altro voglia di vivere, di superare le incertezze. Di provare.
Mi sono resa conto che dipendeva da ciò che – io- nel momento che conoscevo una persona nuova, stavo pensando. Ero io che me lo mettevo davanti “in un certo modo” ossia corrispondente ai miei stessi pensieri, quelli di impianto, che Vittoria chiama pensieri trasparenti. Non li vedevo ma erano proprio questi a costruire la personalità di chi mi arrivava davanti. Il mio tema era sempre lo stesso: la paura del tradimento e dell’abbandono. Ad un certo punto ho visto. Io continuavo a vedere gli uomini da questa lente. Capaci di tradire e di abbandonare, in fondo quando parlavo del maschile, così lo raccontavo. Insomma, mi raccontavo le storie attorno ad un maschile che stava dentro di me, talmente me la raccontavo che me lo costruivo tale e quale fuori.
Ho compreso. Dovevo cambiare – io – il mio modo di impostare e di sentire il maschile in me. Sono partita dall’ultima esperienza vissuta. Ancora una volta abbandonata e, nella mia percezione, “tradita”, e mi son detta:
- Ma se la realtà la creo io. Io mi sono costruita il tradimento e l’abbandono, perché così imposto ogni incontro.
Invece magari non è così. Meglio detto – se là fuori non c’è nulla – come dice Vittoria, io, solo io, ho costruito un lui con questi atteggiamenti di tradimento ed abbandono.
Quindi non solo le mie emozioni e i miei pensieri, ma prendiamo questo lui… per le corna[1].
Ossia cambiamo come lo penso. Sono io che lo penso così, di fatto non so come lui è nella realtà. Anzi dato che lui fuori, non esiste, ora lo re-invento come io lo voglio.
Intanto mi confrontavo con l’autrice di Vittoria, era un buon confronto.
Che lavoro. Non avete idea di che impegno incessante, strenuo, senza tregua, serrato, è il lavorare sulla trasformazione dei propri pensieri trasparenti. Su quanto sono attaccati e radicati dentro, in alto e nel profondo in noi. Quanta forza e potenza scopriamo di avere quando riusciamo ad accedere ai “bottoni di comando” di quest’area di noi stessi. L’area dei grandi impianti di “mente”.
Vi do solo le ultime battute della mia esperienza. Ecco, lui, lo stesso lui, colui che mi piace chiamare anima gemella, l’ho riportato davanti a me. Molto divertente.
Vi dirò anche che: se si riconduce tutto dentro, alla nostra istanza di dei creatori, nascono strategie nuove, si fanno cose strane, pazze, mitiche, pur di arrivare alla meta, perché quando si comprende che davvero siamo noi all’origine delle nostre esperienze, troviamo dentro delle risorse strabilianti.
E oggi so anche che non una, ma più di una sono le mie anime gemelle!
Una cosa posso dire, questo degli archetipi è un fatto molto concreto: va… fatto. D’altronde, parlo di me, io cose concrete voglio. Che mi arrivino tra le mani. Ho compreso la differenza tra verbalizzare e fare. Non importa se si fa la cosa subito giusta, non so se il mio modo di usare gli archetipi è il migliore per me, intanto è un modo e solo sperimentando posso trovarne altri. Ciò che perseguo è la concretezza.
[1] Le corna nella tradizione antica dello zohar, sono la regalità, il mondo del Pensiero, l’astrale.
