Romana:
Sì la chiave è fermarsi. “Tirare il freno a mano”.
Respirare. Osservare. Per questo dico che comincio ad avere un’altra percezione dei fatti.
Metti il problema di Valerio, mio marito. I medici ci farebbero correre subito; tagliare chemio radio… qualità della vita che va a farsi fottere.
Mi guardo attorno, cerco cure di sostegno all’organismo. Leggo meglio la medicina hammeriana. Non sappiamo come andrà, ma stiamo uscendo dall’idea che un tumore sia una catastrofe. Osserviamo la dualità con più disincanto, se è vero che le cure alternative ancora non hanno la terapia sempre efficace da prescrivere, è anche vero che di chemio e di terapie allopatiche ne muoiono tanti ugualmente. Forse per prima viene la qualità della vita. Quindi, manteniamo la giusta distanza o vicinanza da ambedue le visioni e gli approcci all’organismo. Altra visione del corpo.
Che cos’è, nel tutto di un’esistenza, un periodo di disequilibrio? Che cosa vuol dirmi questo imprevisto così ingombrante che sposta i ritmi della vita, le situazioni? Approccio ai problemi in cui noi valutiamo e scegliamo, non la pseudo scienza, non la pseudo-medicina. Casomai concertiamo, insieme, mettendoci tutta la consapevolezza e presa in carico di noi stessi. Forse ri-formulando altre parti e altri modi di essere qui. Non ci convince una scienza e una medicina che applica a tutti lo stesso protocollo di fronte ad un problema. Per quello che stiamo sperimentando, è la persona che si documenta e si prende cura di sé, trova le strade e le strategie, andrebbe solo supportata, aiutata, sostenuta ma l’orientamento è suo.
Andiamo dall’omeopata che la pensa come noi. Scegliamo terapie di sostegno, e Valerio intanto sta bene. Affrontiamo giorno per giorno. Abbiamo anche altri appuntamenti, ma sappiamo già che accosteremo le proposte del medico senza perdere la nostra centratura.
Dopo tre mesi di terapia concertata con medici e cure alternative Valerio continua a stare bene, ora possiamo valutare anche la radio, l’organismo s’è ripreso e noi abbiamo aperto un dialogo con la medicina allopatica. Innanzitutto ci siamo dati un progetto:
- Ne usciamo e alla grande.
- Le terapie che facciamo adesso, dopo che siamo entrati in dialogo con noi stessi e con il mondo della medicina, sono cure che ci danno sostegno, ci curano ma non ne avremo effetti collaterali nocivi, perché questo è l’intento che noi diamo a questa situazione.
- Noi della medicina e della cure incontriamo solo ciò che ci aiuta a guarire. In, fondo a raggiungere un efficace livello di armonia.
E così sta proseguendo.
Oggi, dopo quasi 5 mesi, la cura sta continuando. Abbiamo avuto dei ritorni un pò inaspettati nell’organismo. Ossia, ciò che i medici s’aspettano dopo un certo periodo qui è accaduto subito. Valerio stesso s’è dato una spiegazione, che il corpo preparato e sostenuto, e così il pensiero, raccolga subito gli effetti della terapia, e che si faccia prima e meglio. Non lo sappiamo con certezza, ma così ci va di pensare, e così è.
Intanto il nostro dialogo è andato nel profondo, siamo una coppia, ma anche molto liberi e rispettosi delle nostre individuali esistenze, per cui ci stiamo chiedendo che cosa ci vuol dire questa malattia. Che cosa va ri-formulato del nostro stare… un po’ assieme un po’per i fatti nostri.
Ripartiamo, da orizzonti che re-impostiamo adesso.
- Valerio, come ti vedi? Dove ti vedi? Ti vedi, alla fine, oltre questo periodo?
- Sì, in effetti io mi vedo dopo.
- Prova a immaginare dove vorresti stare, con chi. Magari abbiamo bisogno di darci altri spazi, altre interazioni, ciascuno ha voglia di altre ri-partenze.
A qualsiasi età. Da dentro qualsiasi situazione, si può inventare nuova vita.
lo sto capendo, anzi lo stiamo sperimentando.
