Francesca Salvador: Come ho usato gli archetipi

Archetipi: il Sostegno Concreto che Arriva da un Potere Superiore qui ed ora nel Corpo.

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Mi rendo conto che, negli anni, la strategia che non ho più abbandonato è proprio quella di applicare gli archetipi primari ad ogni problema o situazione che incontravo. Nel tempo ho conosciuto e sperimentato varie tecniche, posso parlare di PNL, Legge d’attrazione, Psicosintesi, Costellazioni, tutte strategie che ho sperimentato su di me e con chi concordavo di provare queste possibilità nella propria situazione da osservare o risolvere.

Personalmente ho sempre nutrito grandi sogni e visioni esigenti sull’esistere, per cui ogni nuova tecnica che venivo a conoscere la sperimentavo. Ho sempre avuto questa voglia di andare oltre, di essere altro ancora. Ad ogni nuova strategia si impara, si allarga la visuale. Prima ci si concentra ad applicare la tecnica, la si segue nel suo impianto sistematico e nella sua modalità. Si verifica cosa accade in se stessi e nella quotidianità.

Sì, perché la verifica finale la fa la vita. La concretezza. Il qui e ora.

Per fortuna, così dico di me, qualcosa… un richiamo?

mi ha sempre ricondotta a verificare ciò che stavo sperimentando con il qui e ora dei fatti concreti.

francesca archetipi salvador

Sono un corpo.

Sì, sono anche anima, spirito, pensiero, progetto, sogno, ecc… ma queste definizioni, e parti di me, rischiano di spostarmi nell’astratto, nel mondo del pensiero e della parola staccati dal mondo della materia. In fondo, dal mio corpo. Invece io voglio vivere il mio corpo. Qui, sento. E a me piace… sentire.

Il rischio è che facciamo tanti bei discorsi, tanti progetti ma essi, e noi, aleggiamo in un qualcosa di fluttuante, vasto sì ma impermanente, immateriale. Alla fine qualcosa per cui viviamo molto nella testa ma non nel corpo.

Ci allarghiamo molto. I libri, il sapere, il web poi è un complice sottile ed insidioso di questo rischio di perdere il radicamento dalla concretezza. Diamo la nostra energia a mille informazioni. Pare che sia necessario essere informati e competenti su tutto o quasi. Guai a non essere aggiornati sui fatti e sui traguardi culturali.

Oppure, siamo nella concretezza ma non accediamo a livelli più sottili del nostro esistere. Eppure anche questi sono del corpo. Di un corpo quando si vive dall’integrazione delle tante parti di sé.

Il corpo è intelligente di suo, spesso più di noi. E chiama. Insiste. Crea uno spazio in noi in cui le esperienze e ciò che ne ricaviamo si confrontano con la verità, la coerenza del nostro essere al mondo. Del nostro essere terrestri. Non solo anima, non solo mente, ma soprattutto terra.

Nel cammino questo si fa strada e si fa chiaro. Probabilmente è una tappa di ciò che viene chiamato “il risveglio”.

Oggi sono qui. Ho scelto di essere una terrestre. Questo è il mio programma ora. Questo va vissuto pienamente. Voglio godermi la Terra, e tutto quanto le appartiene e le corrisponde“.

Presa di coscienza che si fa imperiosa, vera. Inconfutabile. Tappa fondamentale. Se risveglio è, è del mio essere terra. Materia. Qui e ora del corpo e tutto, perfino il pensiero, il sentire, la psiche. ruotano attorno al corpo. Un mandala. Un mandala con al centro Il CORPO. Io TERRESTRE.

Ecco, posso affermare che questa coerenza con la terra che siamo, quindi con la concretezza, la danno o la favoriscono o la ripristinano gli archetipi.

Quando a scuola disegno e spiego i segni, le più antiche rappresentazioni grafiche dei suoni: le vocali e le consonanti, spiego perché gli antichi hanno fatto quel preciso segno, perché hanno scelto quel particolare oggetto per esprimere quella particolare esperienza dell’esistenza che viene espressa da un particolare segno e dal suo simbolo.

E spiego perché poi, questi segni e simboli si sono radicati nella nostra psiche, nel collettivo. Dico che i nostri avi erano molto concreti. Non potevano certo permettersi di stare sul banco a poltrire, avevano ben altro di più urgente e necessario di cui occuparsi e che questo permetteva loro di essere ben piantati, con i piedi per terra e le mani in pasta. Questo dava loro una grande concretezza. Dava il radicamento. A terra.

Ecco che la scelta degli oggetti che dovevano diventare segni che rinviavano ad un simbolo, ad un significato, la scelta era concreta, dettata dall’esperienza degli oggetti e delle situazioni. Oggetti scelti e segni corrispondenti erano perciò presi dalla vita di tutti i giorni, ed erano oggetti scelti perché erano fuzionaliservivano a fare un qualcosa di concreto rispetto a quella che era una reale necessità, spesso legata alla sopravvivenza. O in ogni caso a ciò che era necessario, indispensabile, utile, funzionale alla vita. Al corpo, alla comunità, al territorio.

Ecco che segni e simboli così incisivi nella vita, determinanti, finivano velocemente nella psiche, nell’inconscio. Possiamo pensare che, il suono che esperimeva un segno, collegato a qualcosa di essenziale, fosse di una vibrazione tale che si imprimeva nella testa e nella memoria. E nel tempo, nel DNA.

Un evento o un simbolo, o una persona, viene da noi sentito quanto più provoca il sentire. Quanto più ci attraversa come emozione. Detto ancor meglio, tanto più forte è la scarica di adrenalina che ci attraversa. É la vibrazione nella sua intensità che incide e imprime la psiche. Sinapsi che vibrano. Che s’attivano e s’accendono. Quando la corrispondenza tra ciò che sperimentiamo ci da una vibrazione alta ecco che quell’evento si imprime dento di noi. Che l’emozione sia positiva o di dolore, essa ci segna.

Ecco dove si pone o s’è posta la scelta che ha orientato ciò che abbiamo creato qui sulla Terra.

Cosa abbiamo scelto di sperimentare e di vivere?

Dolore, sofferenza negazione o gioia e leggerezza?

Questa la scelta di fondo che si fa su cose concrete, naturali, essenziali. Tutto il resto gira attorno e, nel tempo, ha creato sovrastrutture e carichi di parole concetti spiegazioni interpretazioni visioni perchè perchè perchè, per come, per cui… mente mente mente.

La realtà vera essenziale, sta da un’altra parte.

Sta in questi segni e simboli, in quei movimenti unici, insopprimibili, non interscambiabili con altro, non mutuabili. I segni e simboli vitali, che conducono quelle vibrazioni alte, altre, perché legate ai movimenti fondamentali necessari alla vita. Funzionali alla vita.

Facciamo degli esempi con gli archetipi.

Alef – unità. La realtà è Una. La realtà si muove, respira all’unisono. Ascoltiamo un pò: non è vero che per ritrovare noi stessi dopo un evento, un agire, un comunicare, facciamo ricorso a questa unità interiore, questo uno che sta in fondo a noi stessi, dove ci ri-centriamo, ci ritroviamo, facciamo la sintesi delle nostre esperienze? Processo necessario per fare il punto, centarsi, definirsi, non disperdersi. Solo così possiamo andare oltre, in altra esperienza senza perdere parti di noi o la nostra forza.

E siamo solo a alef – unire – 1.

>>> continua………

perchè sono definiti con i verbi?

Perchè sono .. movimenti non concetti.

Francesca Salvador – Archetipi