Archetipi – Gli archetipi sono movimenti / mo-vi-men-ti

Archetipi – Gli archetipi sono movimenti

mo-vi-men-ti

dinamiche 

L’articolo è un po’ lungo, ma chi se lo legge può, finalmente comprendere e attivare l’ARCHETIPO.

 
Archetipi – Gli archetipi sono movimenti / mo-vi-men-ti
 
Gli archetipi sono ciò che è SEMPRE in movimento.
Gli archetipi sono dinamismo, sono dinamici e ci portano al movimento e al dinamismo del pensiero, del sentimenti, del corpo.
 
Archetipi – Gli archetipi sono movimenti / mo-vi-men-ti
Gli archetipi NON sono i significati che si sono dati nei secoli e che diamo agli archetipi.
i significati sono concetti, gli archetipi sono VIVI.
Gli archetipi NON sono tutte le storie che si son raccontate su di loro.
Gli archetipi NON sono tutte le interpretazioni, altro dalle interpretazioni, nuove-diverse interpretazioni che si son date su di loro.
Gli archetipi sono m o v i m e n t i.
Esso sono verbi.
Verbi di azione, di movimento, si spostamento, cambiamento, funzionamento.
Essi sono e fanno diventare, ci fanno diventare: quel movimento, quel dinamismo, quella vibrazione, quel frame, quel ‘campo’.
 
Sono chiamati archetipi.  
Ma ci sono 2 – due – categorie di archetipi. 
 
1 – La prima sono gli
ARCHETIPI PRIMARI, 
sono i segni e simboli dei numeri e delle lettere degli alfabeti. 
Sono gli elementi fondanti di ogni e qualsiasi creazione, dalla frequenza all’atomo, alla materia. 
Socrate e Platone gli chiamavano ‘i mattoni dell’universo’.
 
Questi sono gli ARCHETIPI FONDAMENTALI. 
 
Ora:
    il mondo, soprattutto quello degli esperti e spertizzi NON SA parlare di questa categoria di archetipi, ma conosce solo la seconda, quella che DERIVA, DISCENDE dagli archetipi primari. 
Parlerò della seconda prima che della prima, 
Con la sottile speranza che, tra gli esperti spertizzi, qualcuno si renda conto della differenza. 
 
La seconda categoria è quella degli ARCHETIPI come “Ruoli”.
 
2 – Per capirci subito, tra questi ci sono gli archetipi junghiani, sono 
RUOLI.
 
Gli archetipi junghiani sono archetipi di derivazione, NON SONO ARCHETIPI PRIMARI. 
 
Perché faccio l’ennesimo articolo su questa distinzione?
Perché il mondo, anche quello degli esperti spertizzi di qualsiasi campo del sapere dell’informazione e anche della contro-informazione NON CONOSCE questa differenza e quindi NON POTRÀ mai arrivare a trasformare la realtà con i suoi problemi per il semplice fatto che NON SA andare a lavorare, interagire,  giocare, con questo LIVELLO ULTIMO della realtà cioè il piano del progetto, del Pensiero di ogni creazione, così come di ogni campo, frame, e situazione.
 
A questo punto parlo di:
 
ARCHETIPI di SECONDA CATEGORIA:
I RUOLI
 
RUOLI

Ruolo significa: personaggio in cui entro e mi identifico.
Nel mondo greco era ‘maschera’ (vedi nota 1).

Noi “mettiamo in scena” l’esistenza. La vita è un continuo proiettare fuori, in un contesto che noi stessi costruiamo, ciò che siamo dentro di noi.

“Rendere conosciuto lo sconosciuto“.

Creiamo ruoli, personaggi, scene. Sceneggiature.

Questo perché, la Coscienza è il Tutto, è Spirito e materia, anima e intento ma se non si contestualizza, se non entra nella terza dimensione della materia, essa non sperimenta se stessa e non può conoscersi.

Ecco, tutte le nostre storie e situazioni, eventi, accadimenti, sono questo. Portarci fuori per conoscerci.  Ecco che, nel mondo, noi sperimentiamo noi stessi come: figlio, padre, madre, guerriero, salvatore, carnefice, vittima, maestro, salvatore, puer, guida, maschio, femmina, terrestre, e tanti altri.

Sono gli archetipi strutturati.  Ma, prima degli archetipi strutturati, chiaramente, ci sono gli archetipi originali, primari.

Nel libro Fai come se tu fossi in te, del 2025, il mio co-autore e io presentiamo 30 RUOLI; ma chiaramente ce ne sono infiniti.

Nel momento che ci rendiamo conto di “mettere in scena” possiamo sia continuare e migliorare il personaggio e il suo agire o uscirne, dismettere le vesti di un particolare personaggio e mettere sulla scena della vita un’altra modalità.
Questo sappiamo oggi guardando al mondo con approccio quantico, mondo delle variabili e delle possibilità.
Ecco perché, agli archetipi junghiani conosciuti, nel libro, abbiamo aggiunto una serie di altre funzionalità, utili, significative per portare sempre di più noi stessi e l’umanità verso un’esistenza più appagante.
Potremmo pensare che alcuni Ruoli ci sono lontani. Potrebbe sembrare impossibile giungere a certe altezze di noi stessi così che certe Parti di noi ci siano sperimentabili, tipo: Superconscio, Il Ricordo di Sé, L’Allodio, Il Generatore… invece è proprio qui che dobbiamo vederci, in ciò che sembra impossibile ed è invece natura umana. Iniziamo a permettercelo con il pensiero, ad accettare le nostre grandezze, e da solo il pensiero ci porterà in questi stati di noi. 

Quindi, per tornare al mio scrivere un po’ puntuale: quando sento parlare di archetipi sul web, o in altri contesti, e sento questa confusione, ossia citare il ruoli junghiani ed altri e ritenere che questi sono gli archetipi, beh, mi sale la stizza.

Quando poi sento descrivere di emozioni, sentimenti, avverto svilire la grandezza e nobiltà degli archetipi con racconti, narrazioni, arrangiamenti che NON sono all’altezza degli archetipi stessi.

Della loro ontologia e funzione nella nostra realtà.

Gli archetipi si lasciano anche nominare, ma ben altro è lasciarli manifestare in noi e nella realtà.

Ben altro è presentarli per ciò che sono, nel loro essere fondamentale, primaria Parte della creazione. Di ogni creazione.

Ora parlo degli ARCHETIPI PRIMARI –  GLI ARCHETIPI

LE FREQUENZE 

Archetipo è la prima frequenza, primo esemplare, il modello, la forma intellettiva.

L’archetipo è Principio primo immutabile.

–          Per Archetipi primari si intendono le 22 lettere degli alfabeti delle antiche civiltà (ne parliamo ampiamente più avanti).

–          Le forme ancestrali sono quegli schemi, quelle memorie molto antiche dell’inconscio che informano il nostro pensiero e la visione che abbiamo della vita. Le forme ancestrali, anche se non le identifichiamo a livello cosciente, lavorano all’interno delle nostre esperienze, spesso sono innestate nel nostro DNA, nelle memorie familiari e riportano, nell’adesso, forme mentali del nostro passato o dei nostri antenati.

–          Gli archetipi strutturati (descritti sopra) sono forme intellettive che si organizzano attorno ai 22 Archetipi primari. Esempio: l’archetipo primario H – 8 – significa Proteggere, le esperienze della vita che sono accadute come modalità di proteggere, che si sono costruite in situazioni, con determinate persone, in luoghi, tempi, motivi particolari e che erano mosse dalla protezione, sono memorie, schemi, strutturatisi attorno al principio naturale “ogni essere vivente ha diritto ad essere protetto”. Strutturazioni di archetipi sono gli archetipi junghiani, essi sono modalità di esistenza, di agire o di senso, che un vivente si dà, con cui “si mette in scena” sul palcoscenico della vita.

–          Gli Arcani sono forme di pensiero, informazioni, conoscenze derivanti dall’esperienza dell’umanità e tramandate nella storia in modo criptato o simbolico così da essere veicolate attraverso il tempo. Gli Arcani maggiori veicolano 22 modi, fondamentali, di essere nel mondo per se stessi e nelle relazioni. I 22 Tarocchi o Arcani maggiori sono forme strutturatesi nell’esperienza a partire dai 22 Archetipi primari. Essi esprimono, dall’interno delle tante esperienze umane, la saggezza che si è raccolta e sintetizzata attorno ai significati primi, ossia alle 22 modalità che la forza, l’energia, si dà per far esistere le creazioni.

Conoscere queste forme è entrare nello spazio del nostro intelletto, o psiche. È prendere coscienza di ciò che sta in queste parti di noi che chiamiamo in sintesi parte eterica, astratta, presente ed agente, non visibile nelle sue dinamiche con i sensi bensì con l’attenzione e l’osservazione interna di ciò che si muove dentro di noi.

  • GLI ARCHETIPI PRIMARI

Per Archetipi primari si intendono le 22 lettere degli alfabeti e,

a monte, si fa riferimento alla Scuola di Pitagora e al pensiero dell’archeologo Prof. Mario Pincherle espresso nel suo testo Archetipi, Le chiavi dell’universo1. Gli Archetipi primari, o lettere degli alfabeti, sono lo sviluppo di geroglifici precedenti e di disegni rupestri ancora più antichi, decorazioni di vasellame, mura di cinta o di strutture lapidee, di oggetti, armi, strumenti di lavoro, ecc. Nelle Tradizioni del nord abbiamo le rune; molti altri alfabeti nel tempo si sono dimenticati ma essi, come frequenze, vivono ancor oggi nella nostra psiche. Da sempre l’uomo ha, innanzitutto tramesso a se stesso, e quindi alla sua gente, ciò che andava sperimentando, decodificando e sistematizzando come sapere per sé e per la progenie; informazioni di come destreggiarsi nella vita e mantenere la memoria di fatti e conoscenze. Inciso: teniamo conto del fatto che tutta la storia umana è da riscrivere e che quando parliamo di civiltà antiche è probabile che fossero non arretrate ma molto più sviluppate e sapienti di noi, dato che erano allineate alla natura, quindi più sane sia intellettivamente che nel corpo. Altra importante precisazione, ogni documento che ci viene dalla Storia potrebbe essere stato manomesso o falsato; a noi non interessano dati e nozioni per aumentare il nostro sapere accademico, ogni informazione o riferimento che ci viene incontro va considerato un segno, una metafora che ci induce alla domanda:

–          Che funzione ha nella mia vita, adesso, questo segno, questo simbolo? Questo evento?

Gli alfabeti nascono per la funzione sempre più importante che la comunicazione orale e scritta assume. Così le lettere prendono forma a partire dalle piccole immagini dei precedenti geroglifici in cui il disegno veicola un contenuto, un oggetto e un verbo. I geroglifici erano impegnativi, poco pratici ed ecco che pian piano i segni si essenzializzano, le forme diventano espressioni di esperienze di spazio – tempo – funzione. Il segno sottintende un significato che non è espresso direttamente da un disegno ma che è immerso nel segno. Il significato conforma, struttura il segno. Come lo forma? Il significato che può essere un’esperienza, una dinamica, un oggetto, un concetto, ha una sua frequenza. Ogni cosa esistente, per il fatto che esiste è la risultante di un fascio di vibrazioni che l’Osservatore fa accadere nelle frequenze più basse e intense della materia o che esiste ad un livello di concretezza che le dà esistenza ma che non si vede con i 5 sensi, esempio il pensiero, le emozioni, ecc.

Il significato sta nell’oggetto o movimento esterno ma sta innanzitutto nel nostro intelletto; siamo noi, nel nostro ruolo di Osservatore che, dandole una forma, portiamo un determinato fascio di frequenze a passare dal livello eterico, astratto, della psiche, al livello di intensità tale da diventare materia. Possiamo creare perciò lo scenario, ossia la realtà esterna attorno a noi, e riempirla di ciò che decidiamo avere davanti: persone, cose, eventi. La prima strutturazione della realtà, il primo passaggio dal nostro mondo interiore, dalla nostra psiche o intelletto (sì le diamo tante definizioni alla fine è un apparato dinamico che funziona ad onde elettromagnetiche), il primo passaggio è il pensiero, poi se vogliamo il suono, il movimento e, se scegliamo, la parola o la scrittura o il fare.

Gli alfabeti nascono così, dalla spinta a comunicare ciò che si sta vivendo e a comunicarlo in modo sempre più funzionale e veloce. Ogni lettera perciò nasce come frequenza, come espressione di un pensiero o emozione. Ogni esperienza che viviamo, ogni parte di noi che sta vivendo, è frequenza, che sia sentire o emozione o pensiero, sensazione, movimento, ecc, ecco che nella lettera, nel segno, noi mettiamo (informiamo il segno) la stessa frequenza. Per comprendere basta vedere un esperimento di cimatica in cui la materia (la sabbia o altro), sollecitata dallo sperimentatore con delle frequenze, si organizza secondo linee geometriche ordinate. Le lettere sono queste strutturazioni delle frequenze del colore, dei suoni, dei vettori delle linee di materia pensante che noi emettiamo.

Da dove le emettiamo? Pare che il nostro apparato ghiandolare, e più propriamente l’epifisi e l’ipofisi, sia la Parte portante di questo nostro strumento di creazione. Certo, il tutto va considerato sinergicamente in contatto e collaborazione con tutte le altre parti: spirito, mente, cuore, corpo, psiche, ecc. Perciò le lettere sono strutture geometriche (condensazioni di frequenze in spazi-tempi-funzione). La lettera definisce, dato che crea uno spazio crea il tempo corrispondente, ossia il tempo che un segno impiega per imprimersi nello spazio. Questo spazio-tempo è il modo della psiche di manifestare all’esterno un significato: la funzione.

La funzione è il perché, il significato, ma esso esiste non in forma concettuale, statica, bensì in forma dinamica, è un verbo. Ciò che io intendo manifestare con quel movimento, con la mia spinta ad agire è la funzione.  Quindi ogni lettera degli alfabeti è simbolo, rinvia ad un significato. Poiché tale significato sta nella mia psiche, dato che intendo manifestarlo, la lettera contiene nella sua forma, la stessa forma spaziale e temporale, la stessa intensità della frequenza che io ho – sono – dentro di me. Di come vibro nel mondo. Siccome io sono connesso al Tutto, ecco che tale frequenza, da cui sono attraversato, sta nel Tutto e io la manifesto e trasmetto informando – dando forma – alla lettera. Ecco che la lettera diventa il mezzo, la mediazione tra la mia interiorità e il fuori di me.

I disegni, es. i geroglifici, veicolano oggetti, situazioni, azioni. Sono elementi di questo livello della materia, del nostro vivere; essi sono come i componenti di uno scenario, dei contesti in cui mettiamo in scena noi stessi e ciò che intendiamo essere e fare. Ma gli scenari che allestiamo durante l’esistenza, che ce ne rendiamo conto o no (ma questo è il momento di rendersene conto), non sono l’ultima istanza. Non siamo qui per esaurire il valore di noi stessi nelle cose, siamo qui per manifestare e evolvere chi siamo, quindi a livelli che non sono definibili nel mondo delle cose e della sola materia. Siamo un mondo interiore fatto di pensieri, emozioni; intenzioni, immagini, sogni, progetti, sentimenti, impegno, quindi livelli che possiamo definire intellettivi, mentali, spirituali, emozionali, ecc. Possiamo definirlo il mondo dello spirito. Come esprimerlo?

È un mondo che sta come una Terra di mezzo tra lo spirito e la materia. Tra la luce visibile e quella non visibile ma che esiste (queste ultime le frequenze dell’energia che non cadono sotto i 5 sensi. Vedi in fisica della luce, lo spettro della luce). Di fatto non c’è nessuna separazione tra le dimensioni.

Come esprimere, innanzitutto a me stesso e poi al mondo questo livello di realtà non visibile ma assolutamente vero? Vero, incidente, importante anche più del mondo della materia?  Devo poter dare forma ai miei pensieri anche nella dimensione del non materico. Nel mondo del pensiero, chiamiamolo etere, nel mondo del sentire, chiamiamolo ‘sistema dei corpi sottili’. Cosa accade nel mondo interiore, nel mio intelletto che io posso cogliere, fermare nell’osservare, e fissare in un elemento intellettivo che, a questo punto, ho visto sta in me, e che voglio manifestare e veicolare nel mondo? Cosa osservo dentro di me e cosa osservo nel mondo che poi riconosco in me se guardo, se porto l’attenzione ad osservare, oltre il continuo susseguirsi di forme, cose, eventi, situazioni, il fluire dell’esistenza?

Vedo delle forme che si ripetono. Rilevo un ripetersi di dinamiche che, di volta in volta assumono un contesto, uno scenario ma, se guardo attentamente, tali dinamiche stanno a monte, indipendenti dalla scena stessa e dai personaggi e, al tempo stesso, fanno essere quella scena, con quei personaggi e quella sceneggiatura, quei particolari comportamenti. E qui, mi rendo conto, non ci sono oggetti, non ci sono verità né affermazioni codificate, ci sono movimenti, dinamiche. Vedo movimenti: vedo dinamiche che muovono il tutto e le sue parti: vedo unire, contenere, girare, concretizzare, vivere, agganciare, andare in profondità, proteggere, accettare, concentrare, penetrare, misurare, sciogliere, trasformare, pressare, corrispondere, espandere, tagliare, legare, perfezionare, traghettare, morire e rinascere2. 

Con questi 22 verbi, ognuno dei quali si espande in tutti i verbi, movimenti, forme, dinamiche, correlate allo tesso archetipo, la realtà si espande in mille movimenti.

I 22 Archetipi primari, l’energia che anima le creazioni, osservata nelle sue dinamiche.

Ecco, all’origine di ogni esistenza, oggetto o situazione, ci sono 22 modi di essere in cui l’energia si dà nelle situazioni. L’energia si dà una forma, un’intensità di frequenza per esistere, un’intensità che, nelle sue prime accelerazioni di vibrazione diventa suono, colore, insieme a spazio-tempo, forma ordinata, una geometria, un segno, la lettera. La sua forma deriva da quell’intento, da quell’intensità che l’Osservatore ha impresso al fascio di vibrazioni che egli stesso emette. Ogni segno-lettera è l’espressione di un atto di creazione. Dal pensiero alla materia. Dall’intento, dal progetto alla sua concretizzazione nella realtà visibile e gustabile. Questo sta nel nostro intelletto, nel mondo del non visibile ma altrettanto esistente, a livello della dimensione dello spirito. Questo è ciò che siamo. 

22 movimenti con cui possiamo costruire ogni espressione di noi stessi nel mondo.

I 22 movimenti possiamo definirli anche programmi di un sistema. Una specie di continua catena di DNA, di spirali di energia, senso e forma che diventano pensieri e parole. I 22 movimenti, le 22 dinamiche dell’universo stanno sistematizzati e codificati dentro le parole così come l’esperienza dei popoli ne ha visto e fissato il valore, il significato e l’uso. Ecco perché è importante risalire all’origine delle parole ecco perché è altrettanto importante che, oltre il significato che la parola ha in se stessa, noi risaliamo alle funzioni, ai significati primi. Solo essi sono universali, sono Principi primi che tali sono, per se stessi. 22 movimenti, 22 verbi, modi di agire, che sono indispensabili perché la materia esista, affinché la vita possa manifestarsi nella materia. Queste funzioni corrispondono alla dimensione prima – archetipi primari – che ogni lettera è. Perché così è strutturata la nostra psiche e solo se accediamo a questo livello possiamo ritrovare i flussi naturali e sani da dove ogni elemento del mondo è iniziato. Questa la correlazione: spirito – materia. Ogni movimento esprime uno stato dell’essere e una legge della vita, ciò che è indispensabile affinché questo universo esista e in esso le forme di vita.

Nelle lingue del passato la parola veicolava il significato ma anche ogni lettera che la compone era conosciuta nel suo significato, e quest’ultimo è un verbo, una sequenza dinamica. L’insieme dei significati di ogni singola lettera dà il senso sottostante alla parola stessa. Ecco che la profondità del senso della parola contribuiva alla profondità delle conoscenze e dell’animo delle persone. Nelle loro forme più arcaiche le lettere degli alfabeti esprimevano la funzione, ossia ciò che un determinato movimento dell’energia, un intento, compie nella materia, nel creare la materia, nel renderla fruibile ai viventi.

Facciamo alcuni esempi, la lettera A, la cui funzione, il cui movimento è unire, scritta in maiuscolo, esprime nel segno la testa di toro – A. Viene dal proto-aramaico. Per i popoli del Medio Oriente il toro era una divinità, ossia il creatore, ecco che per esprimete l’UNITA’, il Tutto, è stata presa la testa di toro. La lettera B significa contenere. In A – B – C – D, il procedere dell’energia nelle quattro lettere è il percorso che l’energia creante fa nel suo darsi nella materia. Uno, il Tutto (A – 1). Contenere l’Uno, contenere il Tutto (B – 2). Ciò che nasce tra due enti A e B che interagiscono è il movimento, già l’osservarsi è energia (C – 3). L’energia che nasce dall’interazione tra A e B è C, la sua intensificazione crea la materia D. D – 4 è la concretizzazione di quell’energia che è stata la risultante dell’interazione tra il Tutto e il suo essere contenuto. Continua con E – 5, ciò che nasce da energie è sempre vita, sempre energia, ecco che ciò che nasce è VITA espressa in E. La lettera E indica l’albero, le radici nella terra e i rami in cielo, unificazione di terra e cielo, di materia e pensiero. È anche l’hallel, l’uomo con i piedi a terra e le braccia al cielo a ringraziare il creatore. E così continua fino a T – Tau – 22 lettera.

Questo processo metafisico è il procedere dell’energia e quindi delle lettere e del valore numerico di quelle frequenze, l’intensità. Ogni lettera, appunto, corrisponde ad un numero. Il numero è dato dall’intensità della frequenza, è il valore sostanziale del movimento stesso. Come esso incide sul pensiero, sulla materia, sulla realtà. Così continua tutto l’alfabeto in un corale crescendo di sostanza pensante e agente, che dà forma e movimento ad ogni esistenza.

Dei dati storici non ci fidiamo, prendiamo semplicemente gli indizi dalla storia usandoli come metafore, essi contengono un’informazione. Ci viene detto che dai fenici in poi parole e numeri assumono un uso funzionale non più per veicolare informazioni vitali e sapere, ma per usi soprattutto commerciali e di scambio di beni. Ecco che, mentre prima nella parola era rintracciabile un significato che era la risultante del significato di ognuna delle lettere che componevano la parola stessa, da allora in poi essa può condurre significati che non sempre sono rintracciabili nell’insieme sinergico delle lettere stesse. I significati vengono staccati dal reale valore della parola stessa, dove il valore è espresso dai numeri corrispondenti alle lettere.

Oppure noi usiamo versioni assunte in seguito e che, non essendo più ancorate alla funzione (es. unire, contenere, girare, trasformare, ecc) permettono di usare la parola in modo non del tutto corrispondente al significato vitale, fino ad arrivare all’uso delle parole per veicolare finzioni.

Cosa che sarebbe impossibile se ci fosse la fedeltà alla correlazione funzione – lettera, ossia al valore sintergico3 della parola.

È il mondo che abbiamo davanti, al quale noi stessi apparteniamo. Anche se in gradi diversi ci rendiamo conto, meglio sentiamo, la distonia tra ciò che sta nel profondo e ciò che il mondo dice.

L’ARCHETIPO è la “funzione”, dove il segno veicola il verbo, il movimento, la dinamica dell’energia e il suo valore, ciò che sta come Principio Primo nella psiche e nell’universo esterno. Sta, sempre fedele al suo movimento, sia nella frequenza che nella particella e così di seguito in tutte le forme di complessificazione della realtà, del pensiero, della materia, delle relazioni, delle situazioni dei viventi.

Questo il livello in cui arriviamo a percepire che:

–          La realtà dentro di noi è in continua trasformazione. Il cambiamento dipende da noi, è interno e determina, pone in esistenza, la realtà esterna, poiché essa è la proiezione di ciò che siamo dentro (approccio quantico).

–          La realtà esterna è illusoria, è la veste, sempre relativa che la realtà si dà e assume, che è sempre altro da me… e trasformabile. Questo è il livello in cui so che di ogni situazione non c’è una variabile ma che molte possono essere le variabili e quindi le soluzioni.

Questo livello, poiché è correlativo alle energie di creazione, è sano, coerente. Se, facendone esperienza, io vengo in-formata, connessa a questo livello, le finzioni del mondo esterno si rendono evidenti e io le percepisco ancor prima che diventino evidenti alla ragione.

La dimensione in cui stanno i 22 movimenti dell’energia è il campo morfogenetico, è il livello di realtà in cui siamo tutti connessi e possiamo avere la percezione di ciò.

È anche il livello in cui possiamo imparare a fare il distacco da quel quotidiano che ci sembra ineluttabile, inamovibile; qui ci rendiamo conto che possiamo prendere tra le mani e trasformare, modificare, ogni pensiero, ogni impostazione di noi stessi e quindi della realtà esterna.

Vogliamo aggiungere un appunto sulla pseudo-realtà in cui siamo stati conformati, immersi e che ora, portata alla luce, ha dissolto la sua trama.

Il mondo dei doveri, delle norme e dei contratti, delle imposizioni, dell’impianto giuridico-legale di tutto il sistema.

Oggi ci siamo resi conto dei vincoli. Con gli Archetipi primari, i Principi Primi di ogni creazione, abbiamo visto l’irrealtà dei vincoli giuridici e la loro non coerenza con la vita e la natura. Abbiamo visto la finzione dietro la presunta inderogabilità di ogni contratto, di ogni consenso estorto.

Ogni contratto, patto, consenso non consapevole è derogabile. È cancellato.

Io sono l’Origine. Sono vivo/viva indipendentemente e prima di ogni forma e nome giuridico. Nego il consenso a tutto ciò che, assumendo una versione giuridica e legale, è diventato allontanamento dalla Vita, dalla Terra e dal rispetto verso i terrestri.

I contratti, tutti, poiché sono semplicemente forme energetiche secondarie rispetto ai Principi Primi ossia alle 22 leggi universali, quindi rispetto alla Vita, (i contratti) sono sempre relativi e sono sciolti.

Inoltre, nego il consenso a tutto ciò che, assumendo una veste di pseudo-oggettività e autorevolezza è diventato conoscenza e sapere che si spaccia per verità. Tutto il sapere, articolato nelle tante discipline che hanno impostato nelle nostre menti informazioni e contenuti sconnessi dalla verità delle cose.

Sapere che ci allontana dal senso di realtà e dal giusto approccio all’esistenza, alla Terra, alle risorse, alle relazioni umane sane.

Questa presa di coscienza agisce dentro la nostra psiche dal momento che semplicemente vediamo e lasciamo agire la consapevolezza stessa. Il campo morfogenetico naturale in cui siamo e sempre siamo stati, nonostante gli inganni, è coerente e dinamico. Egli stesso, ora, dinamizza il nostro cervello, il nostro strumento del pensiero, e ci riallinea alle giuste frequenze.

Siamo consapevoli della possibilità di pensare e creare pensiero, e della potenza del nostro pensiero.

Riprendiamo il mondo nelle nostre mani, sotto la nostra piena responsabilità e capacità di trasformazione.

Ogni realtà, ogni situazione, ogni persona o cosa che io incontro è la proiezione all’esterno di qualcosa che sta dentro di me.

Ciò che incontro è la risultante del percorso di osservazione, comprensione, trasformazione, proiezione del mio mondo interiore fuori di me. Questa la realtà.

Non c’è una realtà a sé stante. Creata da chi? da un creatore che non sono io? No, questo non riesco più a pensarlo. Oltretutto, un creatore esterno a me, cosa se ne farebbe di una creatura che non è alla sua altezza? che non crea come lui? A cosa gli servirebbe? Inoltre se togliamo lo schema che un creatore ha bisogno delle creature per avere l’energia che lo mantenga in esistenza o per controllare le creature, per essere onorato e riconosciuto, ecco che anche il creatore salta, e resto io – noi. Certo, non nella accezione egoica, irrisolta di un io, ma nella migliore accezione di me stesso come risultante di una grande opera di manifestazione dell’umano nella sua stessa realtà e potenza.

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NOTA   1   :   La parola ‘persona’ oggi viene spesso indicata come termine negativo perché fa riferimento alla maschera, quindi con l’accezione di finzione. Maschera che veniva usata nel teatro greco per mettere in scena i personaggi e le vicende umane.
Ma è anche vero che, in ogni caso noi “mettiamo in scena” l’esistenza quindi, più che eliminare la parola ha senso riportarla alla sua funzione originale di personaggio, atteggiamento, modi di essere e di agire che portiamo nel mondo se manifestiamo il nostro essere: padre, madre, figlio, puer, guerriero, dea madre, animale di potere, ecc.
Altra accezione di persona è ‘suonare per…’ e questo è molto significativo perché io posso vibrare per un amore, per il tramonto, il cielo stellato o qualsiasi altro elemento mi procuri un’emozione. Per cui è riduttivo eliminare la parola persona, ci neghiamo questo importante modo di essere ‘suonare, vibrare per…’.