Archetipi – perchè gli archetipi primari

Archetipi – perchè gli archetipi primari

 
Archetipi – perchè gli archetipi primari
Archetipi – perchè gli archetipi primari

Questo è il punto in cui bisogna arrivare. 

Con gli alfabeti delle antiche civiltà. Con i segni delle civiltà per-alfabeti,

si comprende che qualsiasi evento cosa persona sono una delle infinite modalità di entrare nella 3D di questi movimenti infiniti di potenze e possibilità.
Si comprende perciò che qualsiasi evento, storia cosa, personale o collettiva è solo la variabile, la narrazione che abbiamo scelto, ho scelto
abbiamo scelto di portare in 3D
ma che, di fatto, nulla esiste in una ipotetica realtà esterna concreta distesa su una linea di spazio – tempo.
La fisica quantica ci permette di evolvere sulla consapevolezza dello stare al mondo.
Anzi, diciamo che per avere consapevolezza ci si pone in fisica quantica.
Si tratta di scegliere: il mio approccio al mondo e alla realtà è in fisica classica o in fisica quantica?
O ambedue?
Perchè se vedo la realtà in fisica classica allora c’è una realtà esistente indipendente da me,
se vedo in fisica quantica, tra me e la realtà che vedo fuori, c’è una correlazione. Una corrispondenza. 
Dice la fisica quantica che: la realtà che vedo fuori, è la proiezione all’esterno, di ciò che c’è dentro di me.
Dice la ricerca esoterica che: se fuori vedo una cosa, colgo una cosa, un evento, una persona, dentro di me c’è il gancio, quel quid che fa sì che io fuori colga la sua proiezione, ossia l’evento, cosa o persona. 

Tutto. Lo stesso processo del proiettare sono io, è una mia dinamica interiore.

La mia stessa testa, mente, psiche. Il mio corpo e tutte le sue dinamiche.
Anche ciò che penso, come mi penso, come mi proietto fuori di me, oltre me, è sempre ciò che io sono. 
Certo, non il mio ‘io sono’ che si identifica solo in ciò che so, conosco e vedo di me, ma in un livello di me di cui ho la percezione. Avverto una specie di apertura all’oltre, al Tutto, che mi fa dire che ‘io sono me e altro da me. Io sono me e oltre me’.
Certo, non il piccolo me, ma su questo ormai non serve tornare.
 
Il punto è che, mentre in fisica classica la realtà è rigida, ha leggi che la determinano, c’è la causa e l’effetto, c’è la misurazione di ogni parte dell’oggetto osservato, ecc, in fisica quantica non si ha la misurazione, la giusta collocazione dell’oggetto. Se ho la località, non ho la velocità, e viceversa.
L’oggetto non è controllabile dai miei strumenti.
Eppure nasce da me.
Come può essere?
 
Ecco, quando si arriva a questo, e questo è lucido, sai che, ‘come ti muovi ti muovi’, ciò che ho davanti lo sto creando io.

Sempre.

Anche quando pare che una certa realtà non mi piaccia, o accade che sembra indipendente da me e da ciò che io voglio.
E’ ciò che una parte di me sta mettendo in scena, e chi vedo fuori sono parti di me che faccio recitare a qualcuno.
 
L’altro, è ‘un altro me stesso’.
“In lak’ech” è un saluto Maya che si traduce con “Io sono te”.
 
Ecco. E’ tutto qua.
 

Come si arriva a questa presa di coscienza, a questo insight?

 
Posso dire solo come ci sono arrivata io: per me la strada sono stati gli alfabeti, meglio detti archetipi primari.
Perché?
Qui si apre la radice di questa strada.
Pitagora, o almeno ciò che è stato chiamato Pitagora.
Probabilmente più un campo di informazioni, a cui s’è dato un certo nome, una definizione ecc.
Archetipi – perchè gli archetipi primari
Collochiamo questo discorso nella storia lineare che ci è stata raccontata, possiamo dire circa 3.500 anni fa circa. Nel Tutto fuori del tempo, l’evolversi del linguaggio è apertura della Coscienza. Espansione.
Con i Fenici le lettere passano dall’essere canali energetici, che all’interno della frase hanno una funzione, all’essere semplici segni che spostandoli di qua e di là compongono le parole.
Prima le lettere erano come dei meccanismi, dei marchingegni sempre in movimento che davano movimento all’energia e al campo psichico.
Ancora oggi fanno questo, ma non ce ne accorgiamo. In effetti non c è un prima e un dopo per cui, mentre siamo in questa linea temporale in cui ogni lettera è solo un elemento per formare una parola, siamo anche in quelle linee del tempo,  quei campi in cui ogni lettera è frequenza-forma, è dinamismo.
Vediamo un segno. a, la lettera a. 
Nel mondo classico è un segno, entra nella parola casa, pioggia, penna, Maria, eccecc
Nel mondo quantico è un fascio di frequenze, flussi, che viaggia, si muove, si interseca con altri flussi, si raddensa e si espande, si diffonde, gira, ha uno spin, ecc , insomma è una particella, un fotone, un quark, un qualia, eccc
 
Che differenza fa:
che le lettere un po’ alla volta mi fanno superare la barriera, il velo di quella che sembra essere la staticità della realtà, la sua fissità, le sue certezze di esistenza e di regole, e inizio a vedere con altri occhi, vedo dentro quella che sembra la realtà.
Meglio ancora, insieme alla vista normale esterna e a ciò che essa mi porta, si apre e si sviluppa un’altra apertura e presa sulla realtà.
Non sono gli occhi, eppure vedo, mentre vedo il tavolo, la finestra, il mare, il sole, vedo che tutto è pieno di una presenza, di movimento e movimenti.
Diciamo: percepisco.
Il fatto è che, mi rendo conto, questo che percepisco è vero, è reale, lo ‘sento’.
L’altro, quello che vedo fuori, quella che mi sembrava la realtà, è come una sovrastruttura, un modo di collocarsi di linee, rette, piani, sfere, cerchi, cubi. Di strati di campi dimensionali, campi in cui le frequenze (della realtà percepita) si dispongono, si alleano, e costruiscono i piani, i volumi che vedo. O i suoni che sento, ecc. ciò che cade sotto in cinque sensi. La mia esperienza di 3 dimensione, nella materia. 
Archetipi – perchè gli archetipi primari
Il punto è che siamo immersi in una pseudo realtà di coordinate spazio-tempo, di strutture psichiche (vedi punto, linea, triangolo, cerchio… figura geometriche sovrapposte incastrate… densità della materia. Regole: sopra sotto destra sinistra dentro fuori prima dopo. Regole fisiche che costruiscono il mondo in cui siamo immersi, mentre la realtà sottostante è: presenza  piena  vuota  informe  continua  plastica  indeterminata  indefinita  in-intercettabile…  
eppure è l’unica vera.
Regole di relazione. Un coacervo di schemi psichici che riteniamo sacrosanti. Palinsesti che sostengono un modo di essere umani e sociali che crediamo unico, vero. Invece è un incastro non necessario. Tantomeno funzionale o utile.
 
Gli archetipi primari, le lettere degli alfabeti, sono è sono state (dentro a una certa linea del tempo) la trama sistemica su cui questo mondo si è costruito. Così che, andando a ritroso negli alfabeti e nelle presunte civiltà,  ripercorrono la storia dei segni e la storia della presunta Storia, che attraverso i segni e i significati che questi veicolavano, s è costruita.
Non in una realtà esterna, che non esiste, ma nella mia psiche.
Messa qua come un immenso pozzo o voragine che scende o sale a spirale sulle innumerevoli linee del tempo raccontate dalla Storia. 
Quando, in un insight colgo questo, ecco che tutte le situazioni, le regole, le impostazioni, del mondo in cui mi pare di esistere, non ci sono, spariscono, si dissolvono e sotto c’è una realtà di esistenze possibili sceglibili.
C’è un esistere che può essere tutto diverso, tutto modificabile, re-impostabile.
 
Indietro non si torna. Non si può.
 
Si comprende anche che: la realtà dipende da chi, da cosa, di me, metto nel campo di tutto questo fluttuare di energie. 
E quando questo si è compreso bene, si smette di intervenire, si smette di immettere qualcosa, qualche input nel campo perché prima voglio un po’ sapere chi e cosa SCELGO di mettere in campo.
Che esperienza di me intendo fare.

Per cui, intanto, mi fermo.

Ora però non proseguo, anzi torno un po’ indietro perchè, ciò su cui mi voglio soffermare è il fatto che:
quando hai chiaro e vivo il fatto che tutto è proiezione e scenario impostato da me, bene lo vedo, ne prendo atto.
Ma tutto perde pregnanza importanza, potere su di me.
Non me la racconto più, almeno fino a quando non avrò ripulito la mia esistenza di tutte le narrazioni invivibili, negative e tragiche.
Fino a che non avrò imparato, da me stessa, come impostare e costruire una esperienza che mi porti gioia, positività.
Profondità e bellezza.
 
Perché archetipi primari?
Perché ri-attivano il movimento.
Perché la mente, l’intelletto, il cervello sono campi di frequenze. Non sono definizioni, né scatole che contengono pensieri, schemi, concetti, quadrati tondi…. sono campi di frequenze, sono fasci di dinamiche sempre attive sempre mobili in movimento e in trasformazione.

Questo è il punto in cui bisogna arrivare.

Qui si comprende che qualsiasi evento cosa persona sono una delle infinite modalità di entrare nella 3D di questi movimenti infiniti di potenze e possibilità.
Si comprende perciò che qualsiasi evento, storia cosa, personale o collettiva è solo la variabile, la narrazione che abbiamo scelto, ho scelto
abbiamo scelto di portare in 3D
ma che, di fatto, nulla esiste in una ipotetica realtà esterna concreta distesa su una linea di spazio – tempo.