Lo zen di cinquemila anni fa – l’unico autentico

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Bisogna mettersi davanti al fatto che:

– Là fuori non c’è nulla se io non lo creo

– Chi ho davanti è come – io – lo sto creando

– se è amorevole con me, lui è la proiezione della mia amorevolezza verso me stessa
– se è fetentino – lui mette in scena la mia fetentaggine verso me stessa
– se lui è assente – non parla – mi ignora … la sua assenza mi fa vedere dove io ancora non ci sono come alleata e compagna di me stessa

per cui:
fine del piangermi addosso
fine di prendermela con l’altro
fine di dare colpe e difetti all’altro da me
l’altro da me è ciò che io metto in scena, spesso è – di me – ciò che io non ho il coraggio di mettere in scena.

Questa corrispondenza è stretta stretta, una, talmente una che io sono lui e lui è me.
Da qui inutile che mi sposti, entrerei di nuovo nella separazione.
Ecco dove ci siamo trovati fuori dall’eden, ossia dall’amorevolezza ed abbondanza. Ecco il velo, qualsiasi pensiero io metta su di interpretazione, di spiegazione, alibi, tra me e il fatto che io e lui siamo UNO.
ma allora:

se lui – lei – loro

sono me
sono la proiezione di me,
se io riesco a modificare me stessa nei miei impianti, in quelle caratteristiche che poi proietto fuori nell’altro, io posso avere davanti l’altro diversamente, sono io che lo creo

e non esiste il fatto… lui fuori di me c’è lo stesso, indipendentemente da me, per cui… quando io ho fatto tutto e la faccenda ancora non mi torna, ovvero lui/lei non corrispondono…

  • lascia andare

così mi sentivo dire
ecco dove mi defilavo
ecco dove mi de-responsabilizzavo
dove lasciavo il campo, impotente indecisa non sicura della mia creazione.
Ecco dove giudicavo l’altro e quindi me stessa nella mia creazione, e lasciavo, e mi ritrovavo a rimettere su la stessa scena, solo i personaggi appena un po’ diversi quel tanto da sembrare tutto nuovo, così che mi confondevo e pareva tutto interessante da vivere invece.. a guardare bene, stessa scena, lo stesso nodo da affrontare e non saper risolvere, perché…

lascia andare
– può essere che davvero la tua anima vuole altro…

Ecco l’insidia l’iniquità, anche dell’oriente.
Questo oltre ad essere un atteggiamento indotto è diventato un nostro modo di interpretare e agire, noi stessi ci spieghiamo così le cose, prima di farle e anche dopo. Un giro vizioso che mantiene il copione. La mente ci rinvia un parlottare continuo, per confermare questi atteggiamenti. Aspetta, mente vecchia, ma io ho installato Il mio sistema di creazione e ho a disposizione Mente nuova, allineata alla Terra, a Gaia, per cui coerente con il mio sentire e il mio desiderio. Collegata al mio cuore, per cui Mente nuova sceglie, segue me e il mio desiderio. Mi tiene centrata.

La coerenza sta nel non lasciare la mia creazione, per quanto al momento possa sembrare non allineata a me. Se mi ascolto dentro, so bene che cosa vuole il cuore.
Qui sta la fedeltà a me stessa e – finalmente – il .. lasciar andare.. diventa lasciar andare ogni vecchio arcaico pensiero, consiglio, insegnamento del passato, della storia, dei Maestri, guru, della tradizione.

Lo zen, quello originale è molto semplice e di effetto, e dopo aver detto:
– Ciò che hai davanti è lo specchio di te stesso
dice
– Il maestro è solo dentro di te

punto – basta. Questo è tutto lo zen. L’unica radice vera e utile per qualsiasi percorso. Se ancora vogliamo un riferimento.
Altro non si dà, tutto il resto possiamo… lasciarlo andare.. pure questa scrittrice.

Ma – io – che mi metto in scena in continuazione qui dentro, questo sono:
– ciò che sta dentro di me
e non dico più nemmeno:
– il mio pensiero, i miei sentimenti
certo questi restano, e sono Il Mio Impianto, mentre anche sono:
– il Mio movimento – la Mia Spinta
questo mi muove, mi tiene in vita, mi dà vita.

Quindi, ecco, mantengo qui davanti, sul mio terzo occhio e nel cuore ciò che – io – sento – e desidero – e progetto.
Casomai finché è in fase di formazione, non lo dico ad altri, solo a me stessa, così evito tutti i boicottaggi e sabotaggi possibili, soprattutto mando la mia energia a nutrire, alimentare, far crescere solo la mia creazione.

Sto smontando schemi ancestrali, tutto qua. In fondo sta emergendo l’archetipo nella sua purezza, nella forza del suo movimento, non più stressato, confuso, incagliato da tutta la zavorra dei secoli.

Salve