Civiltà gilaniche emergono, per sganciare la trama appestata e infettata da virus schizoidi

Civiltà gilaniche – sganciare la trama appestata e infettata da virus schizoidi

Non ho riserve nel pensare che la Terra è piatta.

Giorni fa un’alunna mi ha inviato un suo lavoro, una mano con disegnate sopra delle macchie marrone. Avevamo parlato di sviluppo sostenibile e di risorse del pianeta. Vedo il disegno e lo collego subito con l’immagine della Terra piatta con le isole dentro e fuori l’uroboro di ghiaccio.

I collegamenti continuano e mi ricordo un sogno di anni fa, Sto nuotando in un vasto canale, sono nell’acqua ma vedo tutto, e so che ci sono più canali circolari. Questi canali in un punto hanno un’uscita sul mare aperto. Il sogno sta ancora vivido dentro la mia memoria. In alto sopra il canale c’erano dei grandi palazzi, da un finestra un uomo mi guardava. Certo che le distanze, nei sogni, sono molto libere. 

Quando ho iniziato a chiedermi come davvero fosse la faccenda Terra piatta o tonda ho avuto la percezione che: se il pianeta è pensato su due emisferi che sono uniti alla base e sul quale i terrestri stanno sopra, quindi opposti tra loro, le frequenze non si possono incontrare; mentre, pensando la Terra piatta, le frequenze degli esseri viventi, umani compresi, scorrono su uno stesso piano e si intersecano. Ecco che la gente può comprendersi. 
(sì, lo so che è abbastanza infantile e semplicistico parlare così delle frequenze, diciamo che serve per dare l’idea di ciò che ho capito).

L’altro fatto qual’è: che passando l’informazione che la Terra è rotonda, si crea la separazione anche come corpi, non solo per le frequenze. Nella testa dei terrestri si forma l’impianto che siamo su emisferi diversi, e non ci si incontra.
(ripeto, è semplicistico, ma è un fatto del pensiero, di come immaginiamo le cose e le situazioni; di spazi, forme; di come spazi e forme strutturano la mente).

Vale anche per la concezione se il sistema solare sia eliocentrico o gaiacentrico.

Terra al centro, femminile al centro, civiltà matriarcali.

Sole al centro, maschile al centro, civiltà patriarcali, gli indoeuropei. 

Non solo: con il sole al centro, il riferimento primo, fondante, è fuori dal terrestre, fuori da noi stessi. 

Se la Terra è al centro, significa che: noi che siamo sulla Terra, noi siamo la Terra; quindi io sono al centro per me stessa. Ciascuno è, per se stesso, il centro della sua prima attenzione. Questo significa essere centrati – centratura – detto con gli archetipi primari: yod – 10° archetipo. La I, la Y e la J – dei nostri alfabeti.

Non solo: Terra al centro, ciascuno è autonomo.

In questa visione del mondo, se proprio voglio darmi una religione per esprimere il senso del sacro, per darmi dei rituali, sarà una religione naturale, perché l’allineamento con Madre Terra viene naturale: “io, terrestre, al centro” – “il terrestre è la Terra” – “sono la Terra“. Ecco che le mie frequenze sono allineate a quelle della Terra perché tra me e la Terra c’è la sincronicità. Il pensarmi “una con la Terra”; la consapevolezza di questa mia condizione naturale, mi fa sentire, percepire, le energie del pianeta, le sue forze. Esse sono anche le mie, ed ecco che anche il senso religioso si allinea. Se la Terra e le sue forze sono il sacro, sono sacra. Questa mia sacralità, ossia ciò che eleva il senso di me stessa, ed è il fondamento della mia dignità, si esprime in una molteplicità, variabilità di essenze, di forze e funzioni, quelle che sperimento nella natura. Ecco le religioni animiche, e più in là, con l’identificare le forze sacre in forme antropomorfe, gli “dei”. “Dei” che regnano sui vari ambiti della natura.

Essi sono i nostri campi di forze, le nostre dinamiche psichiche proiettate fuori, divinizzate, ritualizzate. Essi, altro non sono che le nostre dinamiche interiori, quelle di cui ci rendiamo consapevoli vivendo e sperimentando noi stessi nel mondo. Campi di energia psichica da ritrovare, riconoscere come parti di noi. 

Tante energie, tanti “dei”.. politeismi. Tanti pensieri, tante dinamiche, movimenti, spinte, pulsioni, intenti… osserviamo le divinità, vi troveremo questo.

Sono Il Vivente, sono Il Terrestre, ho mille forze, mille funzioni, sono sovrano di campi di forze: questo sono gli dei fin dalle prime formulazioni: Yogg-Saron (nelle civiltà titaniche). An, Enlil, Enki – Inanna/Istar, Dumuzi/Tammuz, Hator (tra sumeri e babilonesi). I cinque dei epagomeni dell’Egitto: Osirise Iside Nepthis Set Horus, più tutti gli altri. Se andiamo in Grecia: Urano Gea Zeus e tutti i suoi fratelli. A Roma: Cerere, Minerva,  Diana … la lista è lunghissima. In mille modi, in quella narrazione che chiamiamo la storia, abbiamo sempre ri-nominato le forze interiori, le dinamiche dei nostri corpi sottili e potenti, in mille modi, a seconda dell’esperienza che stavamo facendo. 

E potevo affermare: 

  • Con le forze naturali che trovo in me, vado da tutte le parti, ne sono, ne ho la potenza.

Questa affermazione vale per ciascuno, qui non ci sono capi, casomai dei par inter pares.

Politeismi… tanti dei.. tante funzioni.. tante parti di me. Ossia: 

  • Sono Il Terrestre, ho la potenza per generare dal centro di me stesso l’energia, o le strategie per trovare l’energia.

Parte da me, Terrestre. Per cui ecco che sono nell’autonomia riguardo alle condizioni dello stare sulla Terra. Non le chiamo più necessità, nel sistema con il vivente al centro non ci sono bisogni o necessità ma solo situazioni, condizioni, possibilità, potenza.

Se metto la Terra al centro, è il sole che guarda la Terra. Sono le risorse che arrivano da me. Io, al centro attraggo l’energia. 

Invece, se il sole è al centro, il riferimento primo è fuori di noi stessi, perdiamo la sovranità; non solo, perdiamo la centratura con la conseguenza che ci pensiamo dipendenti da altro da noi per le risorse di energia.
Con il sole al centro il pensiero, l’impostazione che …

  • Io, che ho scelto di venire sulla Terra, ho il mio budget di energia all’interno di mequesta affermazione se ne va e io mi penso come un essere di bisogno.

Con il sole al centro si crea non la possibilità ma la necessità di una religione, di una ideologia, ossia del pensare che ho bisogno di qualcuno più grande di me che mi può fornire le energie, le strategie per stare qui. Il passo conseguente è che facilmente inizio a percepirmi come gregario,  dipendente da qualcuno fuori di me. Ecco i capi. 

Passaggio ai monoteismi (grande piaga), al pensiero monolitico che porta alla dicotomia, alla separazione; e si ragiona per aut aut.. o dentro o fuori, unico dio, unico pensiero, unica visione del mondo, unica filosofia, unica scienza ecc ecce. Esclusione di altre visioni possibili, di altre interpretazioni della realtà e dei fatti perché, spostato il centro fuori di me, vedo solo ciò che illusoriamente mi dà di che vivere. Ho perso il contatto con la fonte di me stessa, non vedo più le mie tante dinamiche e variabili. 

Ricordiamoci, per esempio, che i maya avevano non uno ma 18 calendari. Che significa per psiche potersi destreggiare tra 18 sistemi del tempo invece che in uno solo? Sì, so che che nel mondo ce n’è qualche altro, ma non scandisce i miei giorni, diciotto poi… 

Oggi è così.

Invece il mio – ciascuno il suo – ologramma – il pattern – nella sua condizione sana, naturale , è impostato sull’autonomia del vivente.

Ora lo stiamo ritrovando, la natura butta fuori ciò che di non naturale ci è stato tramandato. 

Perciò, non ho difficoltà a darmi altre visioni della realtà, perché ho capito che.. di scenario si tratta, e tra l’altro si sta dissolvendo, questo lo avvertiamo sempre più.
Come non ho riserve nel pensare che il cosmo è ben altro e, altre da quelle definite, sono le distanze tra i corpi. Le visioni del mondo, e quelle cosiddette scientifiche, astronomiche non lo sono da meno di quelle letterarie, o filosofiche, sono “narrazioni”, metafore utili per spiegarmi il mondo e scoprire come muoversi in esso. Ma nulla di più, e devono poter essere sempre ri-formulabili. Si tratta perciò di cambiare il nostro atteggiamento: permetterci di mantenere più pensieri, più ipotesi sulla Terra e sul cosmo, ossia su quelle che sono le impostazioni fondamentali del nostro pensarci viventi in un universo. Così da ritrovare l’equilibrio molto profondo, archetipico, dei due movimenti fondamentali della vita: maschile – femminile. Maschile – femminile non più competitivi ma sincronici, alleati. Non più rapporti di forze in cui uno prevale sull’altro, ma un uso saggio delle forze, ambedue necessarie alla vita. Trasformare in qualcosa di equilibrato e sano il pensiero sulle dinamiche delle forze archetipiche, ci permette di modificare gli schemi di come “pensiamo” le interazioni tra le forze nel mondo, tra le nazioni, nella comunità umana. 

L’ho scritto mille volte nel mio sito. 

Quindi, per concludere queste mie riflessioni su Terra tonda o piatta, sistema gaiacentrico o eliocentrico, la visione può essere questo e quello. Sono ologrammi, possono anche stare sovrapposti, intersecarsi. Forse, ci sono utili tutti e due. La realtà esterna è una proiezione, sono campi di forze, per cui non c’è un’unico pensiero per darle forma. Il punto è che, dando a ciò che chiamo mondo esterno più ipotesi, io lascio il mio pensiero libero da dogmi, da staticità corrosive quanto limitanti, per le mie tante possibilità di darmi vita sulla Terra.

Quello che per me è importante è rendesi conto della correlazione dentro e fuori.

Tavola di smeraldo.

Tutta la rigidità che abbiamo nei sistemi filosofici, religiosi, ideologici, politici, economici, scientifici, ecc, sono rigidità di questi impianti staticizzati. Cristallizzati su fondamenti errati. E’ uno scenario, in questo caso funzionale a mantenere le cose così, ingabbiate.

Sono… pensieri.. ma fanno la differenza. Per cui possiamo permetterci di dire:

  • Dato che – noi – siamo i creatori della nostra realtà, – noi – possiamo impostare la vita sulla Terra in modo ben diverso.

(e comunque, anche Terra è un ologramma).

E’ fondamentale cosa e come pensiamo. Bisogna rilasciare, bisogna smontare, a livello dei grandi schemi del pensiero, la nostra visione di ciò che siamo e come siamo inseriti nella realtà. 

Ormai lo sappiamo che il mondo esterno è illusione, maya, ossia ciò che vediamo è la creazione di  ciò che un Osservatore mette in scena di se stesso. Se non togliamo le errate impostazioni di fondo, del fuori, la realtà, non cambia. Torniamo sempre, come criceti, a ripetere le stesse condizioni. A reiterare gli stessi scenari e drammi. Non siamo coscienti dei nostri schemi, profondi ma sempre ben attivi, e ripetiamo i guai. Nemmeno scienze umane come la psicologia sono riuscite a eradicare del tutto la reiterazione di certi comportamenti, né le religioni. Eppure, ci siamo dati mille spiegazioni, interpretazioni, e tentato mille risoluzioni, cosa è cambiato? Anzi, ci siamo irrigiditi. Perché gli schemi che io chiamo “trasparenti”, che non vediamo ma sono qua, ben saldi dentro di noi, e in base ad essi, costruiamo il mondo fuori. I grandi impianti del cosmo che non vengono messi in discussione. 

Secoli fa, il sistema era gaiacentrico e, per quanti i difetti potesse avere, era comunque una vita più vivibile, perché le impostazioni di fondo erano un po’ più allineate a ciò che ci è funzionale per stare qui.

Mi sono ricordata di quando anni fa, avendo la camera con il soffitto di travi di legno, ho iniziato a tirare fili colorati da una trave all’altra, anche a diverse altezze. Ho fatto una trama che aveva una profondità spaziale. Quella trama libera e colorata ha lavorato dentro. Era la mia psiche messa fuori molto artigianalmente, quella rete mi ha permesso di contattare gli impianti di fondo su cui si regge lo scenario.

Quando qualcosa non funziona nella vita non mi interrogo sulle persone che mi stanno attorno, sulla situazione come è fuori, o su come mi muovo, piuttosto mi chiedo:
– Dove sta, sia nell’impianto cosmico che nella struttura interna della materia, per come lo conosco, la stortura? L’impostazione sbagliata?

Non nella realtà in se stessa, oggettiva, fuori di me, ma in me, in come penso e vedo la realtà.  In come penso e vedo la materia. In come mi è stato insegnato di pensarle. Cosa – dove – c’è una mia credenza sul mondo che mi crea il nodo, la dis-funzionalità nella psiche?

Perché se visione esterna e processi psichici, mentali, fossero allineati, tutto scorrerebbe.

In effetti, permettersi di darsi più possibilità, più ipotesi, ha la funzione di dare alla psiche più variabili di pensiero e quindi più possibilità di pensare come vedere la vita e come organizzarla.

Andiamo ora ad una questione molto concreta: la moneta. Alla fine, anche il fatto della moneta… a debito o a credito.. trova la sua radice nel fatto che: “ho bisogno delle persone e delle cose” (sistema eliocentrico – il sole – altro da me al centro… dipendo da energie fuori). Quindi: “ho bisogno della moneta“. In questo caso sto in un sistema di moneta a debito.

Invece, se dico… “ho tutto quanto mi serve” – “ho in me le risorse (sistema gaiacentrico – Terra al centro.. autonomia..) allora, non c’è l’impostazione mentale… “ho bisogno” .. ma c’è l’impianto, l’atteggiamento… “ho tutto quanto mi serve“. Dall’autonomia in poi: “posso essere gratuita“. Affermazione che cambia il rapporto tra me, la realtà, gli esseri viventi e la collettività:

  • Sono gratuita, m’arriva gratuità.
  • Ecco la moneta a credito.
  • Mi viene dato, perché, per prima posso dare. E do.

Questo sgancia le menti, molto a monte.

Il resto si allinea di conseguenza, e in fretta. 

Terra piatta