alice e bob – Io sono ricca e felice

alice e bob – Io sono ricca e felice

  • Io sono ricca e felice.
    Voglio dirlo a qualcuno.
alice e bob – Io sono ricca e felice

Era:

Senso di tragedia era il linguaggio comune.

– Pensare di stare in mezzo ai guai.
– Pensare che qualcun altro ci metta nei guai.
– Pensare che il sistema ci metta nei guai.
– Pensare che c’è chi odia l’umanità.
– Pensare che c’è il male a livello cosmico
– E quante altre cose volte a creare linee del tempo tragiche negative ecc
 
Comincio a dire:
Ma no. Io non credo sia così.

– Sento che non è così.

 
Forse lo dico per saturazione.  Non so.
O per percezione, più probabile.
Forse perché la mia mente di veglia si sta pulendo davvero.
Ma mi permetto di pensarlo e di dirlo.
Sento che mi sto alleggerendo. 
Che respiro meglio. 
Che ho ben altra centratura. 

Sento che sto meglio. 

 
Sento che tutto è un regalo .
 
Mi passa per la testa un guaio. Che credo di aver fatto, che pare esista, uguale. 
Ma non lo trovo più. 
Non si è memorizzato.
Ecco, ho capito, forse, cos’è che mi allontana da ogni lamento, ogni spiegazione che la gente si da per ogni tribolazione in cui crede di essere immersa.
Che mi allontana dal credere sia all’informazione che alla contro informazione.
 
Che mi spinge a credere che il mondo è un mondo di bene. Continuo. In tutto.
Che solo la mia scelta di dove dirigere l’attenzione decide la mia condizione e quella del mondo di fuori. 
 
La falsa linea del tempo, solo mentale, solo tenuta insieme da presupposti innaturali, quindi incapaci di essere trama, campo per la realtà, 
si sta dissolvendo
è dissolta.
 
Avverto che già vivevo un campo unificato. 
 
Piccoli indizi:
– Anche se non ho fatto quel vaccino ho incontrato alcuni problemi di salute. Forse erano i miei passaggi, le mie pulizie da programmi profondi, vaccini o no. Così chi ha fatto il vaccino a volte è stato meglio di me.
Il vaccino è stato solo uno pseudo-problema. Una chiave, ma il campo degli umani, dei terrestri, non ne è stato minimamente toccato.
– Se avessi deciso diversamente sulla mia situazione finanziaria avrei avuto, comunque, ciò che serviva. I flussi non sono legati ai criteri che avevo in testa, ovvero a ciò che avevo appreso riguardo le dinamiche del mondo.
– Ho sempre agito secondo le mie spinte interiori quando le ho sentite. Le ho sempre rispettate negli altri. Sono sempre stata rispettata. 
Il campo, sotto la falsa linea del tempo, è sempre stato Unificato e io vi ho sempre attinto.
 
 
Cellule totipotenti
Pensieri totipotenti
emozioni totipotenti
Sentire totipotente
Contestualizzazione totipotente.
 
Questo sono.
 
Il vecchio, il mondo grigio della separazione e della mancanza, era tutto  inventato.
Forse questa è l’unica cosa vera.

Era un sortilegio.
Se ci può essere il vero, in una realtà che è fatta di immagini che prendono forma, ossia ologrammi.
Forse, per quanto riguardale Storia, un livello di invenzione, ossia di ciò che sempre narrazione è, ma un po’ più sobria, un po’ più sana, è che forse:
– Anime come parti di me, specchi di me, erano solo coloro che abitavano i palazzi.
– Non c’era la povertà, non c’era la gente povera. Non c’erano i servi.
– Non ce n’era bisogno. Non c’erano servizi da fare.
Anche questa è narrazione ma più dignitosa, sia per me che per tutte queste parti di me che proietto fuori e che vedo come ‘altri.

I palazzi. Le anime. L’esistenza bella.

Poi, s’è iniziato a immaginare diverso.

Una narrazione è stata:

Reset degli adulti. 
I bambini. I treni di bambini, le fabbriche mantenute dai bambini.
I servi.
Le case coloniche. Le baracche. Le case povere.
Nei palazzi gli usurpatori.
I servi e le loro case costruite con economia.
Le stalle. Prima nn c’erano.
Un livello di gente che non sono gli umani. Ma cloni. A servizio degli usurpatori nei palazzi.
Vedi tutto l’apparato istituzionale e la macchina statale.

Ecco, questo, ad esempio, è uno dei simboli, meglio dei ganci per riattualizzare e ri-materializzare il controllo, il dominio, l’usurpazione.

Sempre agire di noi verso pro o contro – contro o pro noi stessi.

reset – ribaltamento – rivoltare – riproporre in altro pattern – 

a monte c’è un gancio, un pseudo-falso-anti archetipo.

Siamo partiti da un movimento che era sano e naturale, ossia costruire il corpo rettile (perché chiamarlo rettile?) e il corpo limbico. Era un fatto di natura. Vieni sulla Terra e devi tirare fuori l’attrezzatura.

Devi strutturare e materializzare le parti-funzioni della tua bio-astronave.

Ossia: devi imparare e a stare al mondo, nella 3D.

Si impara. Gli apprendimenti radiali, fondamentali, categorici:

  • respirare
  • nutrirsi (tanto, poco, di prana, di sole, di frutti della terra…)
  • ripararsi per il calore, la pelle, ecc
  • stare in piedi
  • camminare
  • orientarsi
  • attivare il sistema di protezione: immunitario per il corpo e la psiche
  • stare in acqua
  • distinguere – discernere
  • eccetera
  • Essendo categorici sono apprendimenti, attraverso lo sperimentare e memorizzare, che impegnano tutta le psiche e tutte le energie.
  • La fase del neonato e bambino piccolo.
  • Sono diventati automatismi, era necessario fosse così ma la forza e ka radicalità di apprendimenti che sono vitali, forse fa sì che restiamo impostati su quei livelli di intensità dell’attenzione, del radicalizzare la memoria.
  • E non lasciamo più andare. E’ un atteggiamento del livello vitale.
  • Perché l’abbiamo chiamata sistema rettile della sopravvivenza? Se io arrivo in un contesto materico in cui, per diritto di natura, trovo tutto, tutto scorre. Non si tratta di sopravvivere, ma di godersi il fatto di essere qui e di vivere. 
  • Quindi, invece, perché siamo impostati sullo schema della sopravvivenza?
  • Mi sento in modalità sopravvivenza se sento che qualcosa di vitale mi può mancare. 
  • Ecco, dal senso della separazione e della mancanza. Siamo ancora nello stesso pattern: perché dovrebbe mancarmi qualcosa? se sono una terrestre?

… continua prossimamente…