Archetipi – Civiltà a confronto e in integrazione

Civiltà a confronto e in integrazione 

Archetipi – Civiltà a confronto e in integrazione

Riscrivo qui quanto già detto nel post precedente, poi continuo:

Quello che qui sostengo, dopo vent’anni che sperimento il risveglio della mia coscienza con gli alfabeti è :

  • gli alfabeti delle antiche civiltà ci portano a vedere – chiaro e tondo – il gioco in matrix.
  • ci fanno prendere consapevolezza del potere che abbiamo nel pensiero e nella parola, orale e scritta -ma anche i limiti della “parola”, rispetto all’esistere in altri tipi di comunicazione
  • gli alfabeti – segni – simboli con la loro funzione – ossia la frequenza del loro originale (di ogni segno) movimento – ci portano a terra, alla concretezza
  • ci fanno toccare concretamente la potenza della capacità di trasformazione della realtà che abbiamo

ma

il cambiamento del paradigma – da matrix a oltre matrix – – la trasformazione della mente affinché diventi ancella dell’anima, li abbiamo solo se andiamo alle civiltà più antiche, quelle che già vivevano la pace, l’onore,il rispetto della vita e della natura, il rispetto e l’onore  per la legge naturale – il senso della vita e il “buon senso”, ossia

le civiltà matriarcali

Perché bisogna risvegliare in noi la dimensione e le frequenze del loro vivere, della loro visione del mondo, del loro modo di stare al mondo.

       Gilania – Vinca – e tutte le altre ancora vive che sono sopravvissute agli assalti della storia dei patriarcati. Dopo di che, comprenderemo che anche il patriarcato faceva parte del gioco, ma per adesso vanno compresi i singoli passaggi e messi al giusto posto. Data, alla storia, e ai suoi protagonisti la sua coerente e onestà Giustizia.

“Sì perché è nell’integrazione di queste due parti che incontro me stessa e la mia forza :

  • da dove mi viene la – prepotenza – nel mio essere indoeuropeo?
  • come ritrovo – l’unità e l’equilibrio – nel mio essere gilanico?

sono – io – nelle due parti ataviche ancestrali archetipiche di me. 

Voglio risalire al punto in cui qualcosa mi ha separato da me stessa, e ho iniziato a chiamare l’altra parte di me in tanti modi, a partire da:

energia – femminile – maschile – acqua – cielo – terra – fuoco – aria – io – tu – altri – lui – lei – corpo – l altro – l altra – oggi – domani – ieri – albero – mare – sole -stelle… 

Qualcosa, nel paese di molto molto lontano, che è sempre – anche “qui e ora” – in me – che va ricontattato e integrato. Quel momento, in cui la narrazione, da ilare libera gioiosa, s’è trasformata in incubo. Sonno… sonno antico… almeno 5.000 anni, oltre… da cui mi voglio risvegliare.

Non è facile scrivere di questi tempi. Covid invade e incombe. 

Ne leggo di tutti i colori. Dopo però vado oltre. Cerco almeno. Sì perché ogni interpretazione, che sia politica, finanziaria, psicologica, psichica, filosofica, medica, culinaria.. ecc ecc la sento… relativa. Non appagante (che parola per un testo su una malattia!).

Mah, la paura mediatica per un filamento di dna (il virus) è palpabile. Mi fa ridere, anzi, mi fa pena. Significa che non abbiamo studiato nemmeno quel po’ di biologia. 

Non mi soddisfano neanche le letture o narrazioni di chi sul video, ammaestra.. insegna.. cerca di andare oltre. Troppo poco. Scarso. Ancora dentro al sistema, dentro matrix. Bisogna andare oltre il mainstream.

Io ultimamente mi lamento del fatto che: anche tra quelli che hanno capito, fatto la lucida analisi della situazione mondiale e nazionale, che sanno anche trovare delle soluzioni, essi stessi non riescono ad attuarle.

Il perché sta nel fatto che… ancora il maschile riempie la scena.

Per cui, anche quando il maschile ha compreso che deve far spazio alle energie del femminile, di fatto, non lo fa.

Quindi non si immettono movimenti nuovi, diversi.

Per cui, oggi, io, cercando di andare per la mia strada, ho pensato una serie di cose.

Premetto che – io – vado per la mia strada.

Io sto bene, non ho paura di dire “io”, sono serena, seleziono ciò che voglio vedere, seleziono a chi dare la mia energia. 

Vale anche per questo covid 19 e tutto il caos, la gente che soffre.

Io, sto bene e sono serena. E’ il loro film, non il mio.

Punto.

So alcune cose, altre non le so.

Non mi muovo nel mentale, piuttosto aspetto, e aspetto che sia il femminile ad orientarmi.

In questo percorso, e modi di essere, le parole si son fermate prima.

Pazienza. 

La mia analisi:

– ci muoviamo in un mondo dicotomico. Di separazione. Vediamo la realtà separata. Per secoli e millenni l’illusione della separazione ha prodotto paure, le paure hanno prodotto soprusi, prepotenze, conflitti, competitività e tutto il resto in cui siamo immersi.

Non è stato sempre così.

Le scoperte del secolo scorso di cui parlo nei post precedenti, dimostrano che oltre i 7.000 anni fa, l’umanità era capace di essere pacifica, solidale, mutuale, rispettosa della natura, della vita, delle donne, dei figli, dei territori, della Terra, e così via. 

Basta leggere indietro o andare sul web che c’è tutto.

Da tempo poi mi si aprono anche altre sollecitazioni:

forse non siamo stati sempre così..

e mi trovo davanti le informazioni su i giganti che pare abbiamo popolato la Terra

forse la natura non è sempre stata così,

ed ecco arrivare le immagini su Le foreste con gli alberi grandissimi. Una parte delle montagne, che abbiamo sempre pensato fossero emerse dalle acque, forse sono alberi giganteschi e foreste del passato pietrificate.

il magma dei vulcani, c’è l’ipotesi che non venga dal centro della Terra ma dalle radici di alberi giganteschi del passato.

– forse il big bang non è mai stato… logico ehehe

– la Terra forse è piatta e non sferica

– se è sferica, forse, al centro non c’è il magma ferroso ma, forse, un cuore di cristallo – l’innercore

– la luna una volta non esisteva, forse è arrivata là come residuo di un pianetino che è scoppiato (o forse qualcuno l’ha messa là)… cominciate  a pensare alle differenze tra che ci sia o no la luna. Cambio un momento versante: La luna fa parte dei 22 arcani maggiori. Di solito quando esce La luna, gli aspetti della stesura non sono tanto sani, equilibrati, dicono che tanto bene non va. Su questo ho una mia proposta, che spiegherò alla fine.

– il sistema solare, mica è così. Possibile che i pianeti ruotino tutti su uno stesso piano?…

Però, però, se ci spostiamo un po’ dalla narrazione dominante, e teniamo tutte le ipotesi residenti, sospese… “beh, potrebbe anche essere che…” altri input arrivano, ai quali prima non permettevamo di far capolino nella nostra testa.

Più tante altre pseudo conoscenze passate per scienze esatte, dogmi, che qualcuno inizia a far scricchiolare. Arcano.. La torre, chissà che impianto di torre si sta smontando in questo periodo.

Potreste dirmi:

 – Che c’entra tutto questo sull’astronomia con i nostri problemi umani?

Qui è il punto, dentro e fuori corrispondono. Siamo noi che proiettiamo e creiamo – come mondo reale – ciò che siamo dentro. Se abbiamo credenze e conoscenze irreali, falsificate, distorte, creeremo realtà, quotidiano, impostato su criteri irreali, spostati, ambigui, non allineati a ciò che – davvero – siamo – nel profondo. La nostra psiche conforma il fuori. La psiche, qui nel mondo dell’apparenza è conformata, impiantata, sul fuori. Come è impostata e conformata psiche? Su quali credenze? su quali movimenti non corretti? Riuscirò ad arrivare a far sì che sia psiche, questa che sono oggi, non tutto il passato posticcio, a creare, conformare la realtà?

A questo punto:

– dato che per me la storia non è lineare ma ciclica, o a dimensioni parallele; non so, ma lineare no di sicuro

– dato che la mia psiche, l’inconscio, plana sul Tutto, detto più intellettivamente il pensiero viaggia su tutte le dimensioni, del presente passato e futuro,

– dato che il pensiero è energia..

io posso chiedere al mio pensiero di portarmi in quella storia in cui – sono – come psiche – come pensiero analogico – dove sono come sono nella mia dimensione in cui.. sono feto.. per cui aperto sul tutto. Ora, ho aggiunto la faccenda del quando sono feto dato che noi, come feto, esistiamo in una percezione, consapevolezza, vasta, non mentale ma psichica collegata al Tutto. Dato questo che pare sia assodato anche per la scienza ortodossa.

Quindi: chiedo al mio pensiero – alla mia psiche – di re-immettermi in quella/questa dimensione in cui – sono – come coscienza espansa, e di portarmi al mio esistere di 7.000 – 10.000 anni fa.

Perché 7/10.000 anni fa?

Per adesso intendo recuperare i dati di quel periodo, poiché pare che in quel periodo le civiltà gilaniche fossero pacifiche, mutuali, eccecc, già detto. Ma non è che io sono fissata con queste civiltà eh, probabilmente ce n’erano altre di sane, le incontrerò. Forse più a monte ancora l’uomo aveva una vita molto più lunga, che si rinnovava senza dover a forza morire dopo un arco di anni così breve come negli ultimi millenni.

Non mi fermerò qui sicuro, ho già altre curiosità per spingermi fino a 35.000 anni fa. Poi vediamo come proseguiamo. Mi interessa conoscere cosa è accaduto con le foreste di alberi giganteschi, con quei corpi pietrificati di animali e persone… chissà che altro incontrerò.

Chissà come mi sentivo parte dell’universo quando mi dicevo che la Terra (quindi il femminile) è al centro e il sole (il maschile) le gira attorno. Fammi riflettere un po’ su cosa significa questo. In fondo sono ologrammi, possono anche coesistere, stare in un sistema che li sovrappone, o li interseca o pone parallelamente, che ne so, senza litigare. Stamattina mi sveglio in un sistema gaiacentrico, domani eliocentrico. Uh! come scorre e gira la mia testa! Si spalanca a mille possibilità vaste e divergenti (ma non per questo conflittuanti). E’ un viaggio. Intanto però la mia mente inizia a mollare la presa, ad uscire dall’aut aut e affacciarsi a et et.

Basta qualche giorno e iniziano ad arrivare gli input, specie al mattino, nel dormiveglia. Sto molto attenta a ciò che mi arriva al mattino tra il sonno e la veglia.

Dato che le civiltà gilaniche erano pacifiche, vediamo di re-immetterci in quel pensiero. In quel … mainstream.

Questo, del tempo e della dimensione delle cività gilaniche è una dimensione da riportare nel qui e ora. Così voglio che funzioni il mio pensiero, il mio – Sistema – di – pensiero.

Come faccio? Uso il minino di strumenti, meno faccio e meglio funziona. Appunto perché, non sono io che devo far funzionare le cose, sono le energie vere, sane ed equilibrate, che mi devono raggiungere. E ascoltarle, lasciarle essere e comunicare . Solo così mi immetteranno nelle loro frequenze.  

Arrivano, emergano e ci coinvolgono. Basta lasciar fare.

“Lasciar fare” è femminile Theth.

Quale tempo migliore, questa sospensione di  tempi, altri spazi. Altri modi di esistere, di stare sulla Terra.

Che poi, ormai lo sappiamo… forse: Terra non è Terra, sistema solare non è sistema. Tempi e spazi… quella che chiamiamo realtà. Dato che la psiche si conforma sui tempi spazi di ciò che abbiamo fuori, ossia cielo, stelle, sistema solare, ma vedi, destrutturando il cielo ecco che anche la mia psiche si libera da certe credenze assodate, date per dogmi. Così diventa anche che il fuori ora inizia a organizzarsi sul dentro.

Ora è Psiche, che conforma l’esterno,

la mia pseudo-realtà. Che, tra l altro, tanto mi piace. Sì, a me piace stare qua.

Oggi è un tempo sospeso. Ogni movimento all’esterno è sospeso per lasciar emergere altri movimenti, altre oscillazioni, frequenze. Fermo il movimento, si ferma il tempo, un tipo di tempo.

Ecco. Tolto tutto, resto io con ciò che sono. Fino a qua so che sono Osservatore. Più non so.

Continuo: qualsiasi interpretazione ci diamo sulla realtà di oggi, noi la impostiamo sulla separazione, dicotomia, conflitto, conquista. Prepotenza.

Alla base c’è la convinzione di essere “esseri di bisogno”.

“Esseri legati alle risorse della Terra”.

Ci vediamo così.

Non è così.

Ripetiamo quei movimenti, le stesse energie, stesso agire.

Guardiamo le nazioni: si comportano oggi come si sono già comportate una due cento volte in passato.

Va bene, anche queste cose le ho già dette e non mi va di ripeterle.

Stanno qua.

Per me l’unica cosa da seguire è di trovare in noi stessi la dimensione delle civiltà matriarcali. Solo da questa frequenza del tempo in cui vivevamo sani, sereni, unificati, gratuiti, nutriti, equilibrati tra maschile e femminile e, da questo, tutto il resto.

Ora, ieri sera mi chiedevo..

dov’è l’origine della separazione?

Quella atavica, ancestrale, archetipica, sepolta nell’inconscio, nella psiche, che ne so, ce l’abbiamo dentro da qualche parte.

Due civiltà:

– la civiltà gilanica: pacifica, operosa, mutuale, matriarcale

– la civiltà indoeuropea: di conquista guerrafondaia prepotente.. menzognera statalista burocrate.

Nell’introduzione a Il linguaggio della dea, quando il libro fu pubblicato per la prima volta, nel 1989, Joseph Campbell (uno dei più noti studiosi di mitologia comparata e religioni di tutto il mondo) disse: “Se avessi conosciuto prima Marija Gimbutas, avrei scritto libri completamente diversi”.

E prosegue:

“Il messaggio del suo lavoro è che si apra di nuovo un’effettiva epoca di armonia e di pace in consonanza con le energie creative della natura come nel periodo preistorico di circa 4000 anni che ha preceduto i 5000 anni di quello che James Joyce ha definito l “incubo” di contese determinate da interessi tribali e nazionali, da cui è sicuramente ora che questo pianeta si desti”.

Non mi viene da pensare che gli indoeuropei fossero dicotomici già nel DNA, e quindi in tutto quello che ne consegue. Ossia, loro nati conflittuali, i gilanici pacifici.

Che cosa porta il singolo alla violenza? all’aggressività?

– la scienza ci dice: un’esperienza aggressiva, di violenza subita, di paura.

Torno alla luna, Selene, e so che probabilmente non è quello che crediamo. Forse questo corpo è arrivato nell’orbita terrestre ad un certo punto. Prima non c’era.

L’asse terrestre ha subito uno scossone tanto che s’è inclinato. Meno male, diremo noi, altrimenti non avremmo le stagioni. Ma cos’è accaduto? Fatto sta che questo corpo forse disorienta la mia psiche, sposta i miei ritmi, la mia lucidità di pensiero o la sintonia sulle emozioni, mi porta frequenze che interferiscono con la stabilità, non so.

Oppure, a volte l’ipotesi della catastrofe, è un meteorite gigante che ha colpito la Terra, certo, molto più indietro dei millenni in cui voglio andare per adesso.

Forse ancora un corpo estraneo. O qualcuno è arrivato da altri mondi?

Che cosa abbiamo in fondo a noi stessi da circa 5.000 anni che ci ha allontanato dalla sorgente?

Noi, abbiamo registrato quest’esperienza come “essere lontani dalla sorgente”.

La paura.

So che non è.

Qualcuno potrebbe obiettare che anche prima c’erano le guerre, la fatica… non so.

Fare la guerra una volta aveva un’altra accezione, e la guerra aveva delle regole. (Una volta… la notte.. si poteva anche fare l’amore in guerra (vedi La marchesa Von … di Heinrich Von Kleist).

Fare il soldato era un Cavalierato.

 Innanzitutto le civiltà erano allineate alla natura, alla vita.

Gli indoeuropei e il loro modo violento…

– forse hanno subito una violenza?

– poi vedo il mondo degli alberi giganti e dei corpi giganti: cosa è accaduto? cosa abbiamo fissato nella psiche?

Memoria… memoria.. dna, dna, inconscio…

forse abbiamo vissuto uno spavento?

– Da dove mi viene la prepotenza nel mio essere indoeuropeo?

– come ritrovo l’unità e equilibrio nel mio essere gilanico?

Un’altra cosa ancora devo fare, su un atteggiamento.

Ascolto queste informazioni, queste persone che si interrogano, pongono ipotesi, mettono in dubbio il consolidato, la doxa, aprono la visione, spesso però – da se stessi – si chiudono le possibilità di proseguire, di trovare soluzioni. Accade quando dicono:

eh ma c’è chi ha nascosto, precluso, tutte le conoscenze profonde e fondamentali

– eh, ci hanno manipolato i testi antichi, e continuano

– eh, ma ci sono impedite le ricerche, la pubblicazione di informazioni diverse.

Questo atteggiamento va assolutamente modificato.

Bisogna smettere di pronunciare frasi al negativo e affermare positività. Non importa cosa – ci sembra – che accada fuori.

Lo sappiamo che è illusione, eppure continuiamo.

Ogni volta che automaticamente ci verrebbe da dire:

– Eh… ma… non si può..

ecco, qui bisogna trasformare, ancora prima di aver pronunciato queste parole.

La parola crea la realtà.

Come possiamo dire?

Capite che: se questo viene fatto da un gruppo di persone, queste persone creano un campo nuovo? di indagine, di libertà nelle comprensioni, di modi di sperimentare la realtà stessa?

Soprattutto, questo voglio dire:

Bisogna lasciar entrare nel campo il femminile, l’atteggiamento del femminile.

Dove il movimento maschile, razionale, logico, materiale, assolutista, dice:

– così è così si fa così si usa

– non si può entrare, non si può sapere, non abbiamo le chiavi, i poteri forti non ci permettono di conoscere.

Di questo ci dobbiamo rendere conto: delle parole che stiamo pronunciando. Dobbiamo uscire dallo schema di essere secondi a qualcuno. Schema.

Che  mainstreaaaaaam!  grande quanto ciò che chiamiamo… mondo. Tutte balle.

Tutto questo d i v e n t a:

– così è così si fa così si usa / tutto è possibile

– non si può entrare, non si può sapere, non abbiamo le chiavi, i poteri forti non ci permettono di conoscere / abbiamo tutte le porte aperte, abbiamo la curiosità quindi la potenza, il potere per sapere. Ci diamo il permesso di conoscere. Sappiamo già, facciamolo emergere.

Più tante altre affermazioni che ci vengono dalla parte libera – analogica – creativa – concreta (non ho detto materiale) – alternativa, ricca di variabili… della nostra parte femminile.

Il fatto è che le informazioni che sono “l’altra parte della realtà” , che finalmente ce la fa cogliere nel suo essere Uno – Alef – e ci fa ritrovare tutta la nostra potenza, non sono codificate in un linguaggio razionale, né in una semantica, né in un campo morfogenetico intellettivo, sequenziale, logico. Viaggia su criteri non di linearità e di visibilità ma esiste sulla circolarità, molteplicità delle variabili, possibilità. Viaggia non sul ragionare ma sul sentire. Non sul mentale ma sul concreto.

Se non mettiamo a posto il passato,

lo riportiamo in scena.

Lo spiego in post precedenti.

…….

Continua: con le egregore o sistemi di pensiero, o schemi mentali vecchi e stravecchi nei quali siamo immersi e ai quali continuiamo a dare energia. Li riportiamo in scena: guerre guerre. Mancanza mancanza. Riduttività ruduttività…

eccetera

egregore di cui – finalmente – renderci conto e liquidare.

Fuori dagli ultimi 5.000 di storia (J. Joice).

Tenerne la fantastica produzione di bellezza, cancellare tutta la mancanza.

Ah, ho accennato alla luna come arcano maggiore.

Va cambiato. Si fa una carta con l’immagine della Terra, rotonda piatta… si scrive sopra La Terra. L’arcano 18 è La Terra. Senti la stabilità arrivare…

Guarda che c’é: l’arcano 19 è Il sole.

In più, sull’arcano La Terra io ho aggiunto sotto: L’Amore.

Avete mai riflettuto sul fatto che: tra i 22 arcani maggiori, le 22 chiavi per far scorrere la nostra vita, non c’è la carta Amore? Io l’ho messo in La Terra, così ora lavora all’interno delle chiavi archetipiche fondamentali.

Sono una donna, un femminile, mi muovo con l’intuito non con la mente.

 

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